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A MANOPOLI I 50 SCATTI DI FABIO LOVINO PER CELEBRARE IL CINEMA ITALIANO


A MANOPOLI I 50 SCATTI DI FABIO LOVINO PER CELEBRARE IL CINEMA ITALIANO
20/12/2008, 16:12

Il celebre fotografo romano Fabio Lovino presenterà in Puglia "I volti del Cinema Italiano", 50 scatti  a colori e bianco e nero dedicati ai volti degli attori e dei registi che hanno lasciato un segno nel firmamento della cinematografia contemporanea. Sarà Monopoli (Ba), già grande schermo del cinema italiano d’autore, ad ospitare la personale di Lovino, pura parentesi d’arte e creatività che precederà solo di alcune settimane la decima edizione dell’attesissima cinerassegna Sguardi di Cinema Italiano. Da dieci anni, infatti, sotto la direzione artistica di Michele Suma, la città più grande del Sud Est barese ospita i registi e gli attori della nuova produzione italiana d’autore, accantonando la tradizionale fruizione passiva dell’opera filmica a favore di un nuovo e più diretto rapporto fra l’autore ed il suo pubblico: “È qui a Monopoli che ho capito che il cinema italiano non è morto” – ha dichiarato all’apertura dell’edizione 2008 il Maestro Vittorio Taviani. La manifestazione pugliese propone ai suoi 6000 spettatori il cinema non come mero e futile estetismo, ma come “specchio del vero”, riflessione, conoscenza, scambio e ricerca. La stessa ricerca portata avanti da Lovino ne I volti del Cinema Italiano, un progetto presentato per la prima volta in questo particolare assetto, sotto il segno di ottant’anni di stelle e cinema. “La fotografia è verità e il cinema è verità ventiquattro volte al secondo” diceva Godard, ma “l’impegno maggiore – secondo il fotografo – è quello di ricercare la naturalezza di questa verità, lontani da inutili manierismi”, sterili artefatti che privano del carattere e della personalità i (s)oggetti della nostra attenzione.
“Il cinema è sogno, ma anche il mio punto d’arrivo e la mia base di partenza per riflettere al meglio su questo nostro tempo, purtroppo spesso capace di commercializzare, banalizzandola, ogni nostra più alta espressione”: un modo d’essere e pensare declinato per ogni scatto della mostra, attraverso la poesia delle “stelle a colori” ed il “bianco e vero” di ogni scelta firmata da Lovino. L’immagine si fa linguaggio e viceversa e - come per Eugene Smith - le profondità di campo vanno di pari passo con la sensibilità dell’autore, che fuor d’ogni metafora, ci porta per mano lungo i fotogrammi di una pellicola fatta di anni e di volti. Immortalando con lo scatto il vivo dinamismo della settima arte, gli sguardi di Claudio Santamaria, PierFrancesco Favino, Laura Morante o Silvio Orlando sfidano così il tempo e lo spazio. Lo stesso Bertolucci, amico e maestro del fotografo, porge il suo lato più inedito ed umano ad ogni visitatore, spettatore ultimo di quell’armonico conflitto fra luci ed ombre, che Lovino mette in scena in questo suo lungo percorso. Un viaggio visionario in un immaginario collettivo, che si veste dei panni dismessi di set di volta in volta diversi, “perché la magia dell’attore è in questo continuo cambiamento”, incipit per ogni riflessione sull’ambigua natura dell’animo umano.
“Il cinema è proiezione di meraviglia, dove i volti degli attori si materializzano sul fondo della sala, si srotolano sullo schermo, ci ipnotizzano. Lovino improvvisamente rapisce dallo schermo quegli attori e li staglia su altri set, governati dal suo immaginario, riproponendo, re-inventandoli, quadri della storia del cinema che perdurano, che intercettano il nostro immaginario, sovrapponendosi e impastandosi con esso – commenta il direttore artistico Michele Suma - Se il cinema è finzione, Lovino ne raddoppia il potere immaginifico, duplica le sue potenzialità, tradisce la ritrattistica, il manierismo e sviluppa l’invenzione. Lovino fa cinema due volte”.

 

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di Redazione
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