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A Marsala si proroga la mostra di Isgrò


A Marsala si proroga la mostra di Isgrò
15/09/2010, 15:09


MARSALA - Continuano le manifestazione in ricordo dello "Sbarco di Garibaldi" iniziate nella scorsa primavera. La mostra allestita presso il Convento del Carmine dell'artista siciliano Emilio Isgrò, curata da Sergio Troisi, è sicuramente uno degli eventi che ha maggiormente interessato il pubblico durante il periodo estivo. Si è pertanto decisa una proroga sino al 17 ottobre che consentirà anche alle scuole di organizzare la propria visita al rientro. Recentemente dello stesso Isgrò si è inaugurata ad Istanbul, alla presenza del Sindaco della città, la mostra "Var ve yok" ("c'è e non c'è" ) presso la Taksim Sanata Galerisi; l'Artista è stato invitato dall'Università Aydin e dal COPPEM (Comitato Permanente per il Partenariato Euromediterraneo dei Poteri Locali e Regionali) ad allestire un'ampia retrospettiva nell'ambito di "Istanbul capitale europea della cultura". La mostra è curata da Marco Bazzini con testo in catalogo di Achille Bonito Oliva e organizzata dal Centro Luigi Pecci di Prato. Fondamentale momento della Storia dell'Unità d'Italia, particolarmente per gli studenti, è quello che Isgrò racconta in questa esposizione, quando l'11 maggio 1860 Garibaldi sbarcava a Marsala e il 14, a Salemi, dichiarava di assumere la dittatura della Sicilia in nome di Vittorio Emanuele. Era l'avvio della campagna che portò l'intero Regno delle Due Sicilie ad unirsi al Piemonte e all'Italia. L'artista per la prima volta qui riunisce, in un unico percorso, le sue opere dedicate alla Sicilia e al suo essere siciliano. Quel "Disobbedisco!", che per assonanza richiama l'affermazione opposta che Garibaldi pronunciò nel 1866, non vuol essere una dichiarazione antirisorgimentale, semmai, chiarisce Isgrò, un rifiuto verso chi lo spirito di quel grande momento ha fuorviato o tradito. Quello che Isgrò propone al Carmine è un itinerario concepito per deviazioni, scarti e ritorni, in cui ogni sala manifesta una voce e una declinazione differenti. A chiuderlo "Sbarco a Marsala", l'installazione espressamente concepita per il 150° anniversario dell'impresa garibaldina, in cui la ricorrenza storica diventa occasione per il racconto, sorprendente e sospeso, della sfaccettata identità dell'isola. Da quasi 50 anni l'opera di Emilio Isgrò assume il linguaggio come elemento fondamentale di riflessione, verifica e apertura immaginativa dei processi della comunicazione. Un itinerario singolarmente coerente in cui la pratica della cancellatura, lo sconfinamento dei tradizionali ambiti disciplinari, il cortocircuito tra parola e immagine e l'ibridazione con lo spazio del teatro pongono, quali assunti centrali, il rapporto di verità e falsificazione, di memoria e attualità, di storia e di presenza mitica. All'interno di questo percorso e con gli strumenti specifici del suo operato, Isgrò, sin dai suoi esordi, ha interrogato più volte da una postazione originale e feconda la storia e la cultura della Sicilia, mettendone in discussione i nodi più problematici e complessi, compiendo ogni volta un movimento di ritorno verso l'isola in cui è nato. Dalle cancellature operate sulle carte geografiche dalla fine degli anni Sessanta al monumentale "Seme d'arancia" realizzato per la sua città natale, Barcellona Pozzo di Gotto, dalla reinvenzione in lingua siciliana della "Orestea" di Eschilo andata in scena con un allestimento epocale sui ruderi di Gibellina alla "Rotta dei catalani", dove i tragitti delle formiche restituivano le contaminazioni e gli incroci dello spazio del Mediterraneo, Isgrò ha interpretato, attraverso il linguaggio e al di là di ogni malinteso localismo, il gioco di specchi e di rimandi che si è sedimentato in Sicilia.

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di Redazione
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