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A Napoli il convegno del FAI


A Napoli il convegno del FAI
25/02/2011, 13:02

“Muoversi è uno strappo”, scrive Eugenio Montale. Ma oggi la cultura italiana non ha alternative: deve muoversi, ripartire, prima che la cenere dell’indifferenza e dell’ignoranza spenga la brace della grande storia italiana, per secoli punto di riferimento di cultura, stile e civiltà per tutto l’Occidente. Il FAI – Fondo Ambiente Italiano è convinto di sì, nonostante il momento difficile.

Possiamo noi italiani tornare a svolgere il nostro storico ruolo di traino? O è ormai troppo tardi e la cenere ha spento la brace? Possiamo gridare al mondo della cultura che noi italiani “ci siamo ancora”?

Sono questi i temi al centro dell’incontro - aperto al pubblico - dal titolo “Sotto la brace. Ruolo e storie di un Paese che resiste”, che si svolgerà nell’ambito del convegno nazionale dei delegati e volontari FAI, in programma sabato 26 febbraio 2011 alla Città della Scienza di Napoli. La Fondazione si confronterà con le idee di intellettuali, storici, economisti, artisti e uomini impegnati nel sociale.

Partendo dall’analisi del ruolo guida che il nostro Paese ha avuto dal 1300 in poi per lo sviluppo della cultura, l’incontro si propone di dimostrare come sotto la cenere esista ancora un formidabile tessuto di forze civili, culturali, sociali in grado di riscattare l’Italia dal deprimente stato in cui versa. Una crisi avvolge infatti il Paese nei suoi snodi più delicati: la politica, le istituzioni, l’etica oltre che l’economia. Ed è urgente capire se la cultura italiana può ancora contare su uomini e donne che con il loro esempio, il loro impegno sociale, il loro studio, il loro ingegno e la loro creatività possano “alimentare la brace”. Capire se siamo in movimento, se stiamo in qualche modo resistendo.

Non è un caso allora che il FAI per questo convegno nazionale abbia scelto proprio Napoli: una città estrema, in conflitto con se stessa, un luogo-simbolo di questa Italia in crisi, città bellissima e ricca di cultura e arte, ma anche luogo che rischia quotidianamente la propria identità, vittima di degrado e indifferenza. Viva e calda come una brace, ma anche abbandonata e nascosta nella cenere.

Il convegno verrà aperto dall’intervento del Presidente FAI Ilaria Borletti Buitoni, a cui faranno seguito due importanti studiosi stranieri chiamati a raccontarci la percezione che si ha all’estero del nostro patrimonio culturale, uno specchio per capire meglio come siamo. Marc Fumaroli, storico e saggista francese, membro dell’Académie française, e David Freedberg, della Columbia University, analizzeranno il ruolo svolto dall’Italia nella formazione della civiltà occidentale, sia in passato che oggi. Una seconda serie di interventi è dedicata a casi virtuosi che, pur sotto la cenere, hanno continuato a mantenere viva la brace: come la storia di Don Antonio Loffredo, che ha riaperto al pubblico Catacombe di Napoli coinvolgendo i giovanissimi e offrendo a questi ragazzi, provenienti da realtà complicate, una via nuova, di grande valore culturale e sociale e come alternativa all’illegalità. O come l’incontro con Marzia Corraini, una manager del Terzo Millennio, una delle “menti” che partendo da “un’idea tra amici” ha trasformato Mantova, grazie al suo ormai consolidato Festival, in una capitale mondiale della Letteratura, in un luogo di incontro dove si fa cultura - senza dimenticare i benefici economici di questo evento.

Altri interventi, infine, coniugano teoria e prassi, etica del progetto e strategia dell’intervento: l’economista Marco Vitale, per esempio, sottolinea come sia un “crimine economico” non investire sulla cultura e veri e propri criminali economici coloro che non “sfruttano” le potenzialità del nostro patrimonio artistico. E in chiusura, prima di Giulia Maria Mozzoni Crespi, Presidente Onorario FAI, l’intervento del grande studioso e storico dell’arte, membro dell’Académie française, Jean Clair, che si farà portavoce delle aspettative del mondo occidentale sul ruolo che l’Italia ricoprirà nella civiltà culturale europea (scheda allegata con il programma completo).

Segnali di una brace ancora coraggiosamente accesa. Realtà forti ma ancora isolate, abbandonate da istituzioni distratte o troppo lontane, lasciate alla forza di volontà di chi non vuole rassegnarsi. Il FAI spera che queste storie servano da stimolo all’Italia positiva e che questa forza provochi interventi dello Stato che aiutino lo sforzo di un’Italia che si risveglia, che si fa di nuovo sentire, che si “muove con uno strappo”.

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di Redazione
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