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A spasso tra i vigneti della Rioja in Spagna


A spasso tra i vigneti della Rioja in Spagna
01/11/2013, 10:35

È a settembre che l’uva diventa protagonista in assoluto nei paesi che coltivano l’arte della vigna e dell’uva, ma ad ottobre si comincia a godere dei frutti della vendemmia. La Rioja, la comunità autonoma più piccola del nord della Spagna, che deve il suo nome al fiume Río Oja, è la prima area vinicola della penisola iberica alla quale è stato riconosciuto il massimo grado del sistema di qualità Denominacion de Origen Calificada. Al nome de La Rioja si associa soprattutto all’uva Tempranillo ed ai vini rossi di carattere. Cinquantasettemila sono gli ettari coltivati e producono 250 milioni di litri di vino all’anno, di cui l’85% è rosso, prevalentemente tempranillo. Un segno distintivo della produzione enologica della regione è la lunga maturazione del vino in botti di rovere che vedono l’utilizzo delle barriques francesi e dal XIX secolo le botti di rovere americano al fine di favorire la produzione di vini più freschi e fruttati riducendo i tempi di maturazione. Gli Uffici Spagnoli del Turismo di Milano e di Roma (www.spain.info/it) hanno organizzato, in collaborazione con l’Ente di Promozione Turistica de La Rioja (www.lariojaturismo.com), un tour nella regione all’insegna della cultura del vino. Nella regione della Rioja sono presenti oltre cinquecento cantine, di cui settanta possono essere visitate dai turisti. Il periodo più bello per visitare la regione è proprio quello delle Feste della Vendemmia, note popolarmente come Feste di San Matteo, che si svolgono nel capoluogo, Logroño. La città si veste a festa per una tradizione antica: la pigiatura dell’uva da parte di vignaioli in costume e l’offerta del primo mosto alla Virgen de Valvanera, una pregevole statua in oro e avorio custodita nella chiesa Santa Maria de la Redonda. Per chi vorrà conoscere più dettagliatamente il vino della Rioja potrà utilizzare il “Vinobus”, un autobus turistico con una guida, messa a disposizione dall’ufficio turistico di Logroño (www.logroturismo.org), che vi permetterà di percorrere diversi itinerari legati ai siti archeologici con tracce di dinosauri, Al Cammino di Santiago e, ovviamente, al vino. Il museo della cultura del vino Dinastia Vivanco a Briones è un esempio di quanta passione dedicano al nettare di Bacco gli abitanti della regione. Al suo interno è collocata la più grande collezione al mondo di cavatappi - se ne contano 3.500 - che mostrano l’evoluzione nel tempo di questo semplice e utile strumento. Da non perdere la visita alla cantina centenaria Tondonia di Haro. Sotto la montagna 13.000 barriques sono conservate in una galleria centrale di 130 metri. In una sala adiacente c’è il vero patrimonio dell’azienda: migliaia di bottiglie, le più antiche delle quali risalgono al 1885. In uno spazio tutto dedicato alle degustazioni la tradizione e la modernità ben si coniugano tra di loro. A realizzare questa sala è stata l’ architetto Zaha Hadid. Intanto che visitiamo queste aziende c’è tempo di incontrare anche un laboratorio artigianale  di “Botas de vino” vale a dire borracce di vino fatte di pelle e di andare alla scoperta di opere d’arte in ceramica che escono dalle mani di Antonio Naharro.

Prima di lasciare la Rioja è d’obbligo recarsi ai Monasteri di Yuso e  di Suso, dichiarati, proprio a Napoli, il 4 dicembre 1997 patrimonio culturale dell’umanità dall’UNESCO, adagiati nella valle di S. Millan de la Cogolla. C’è da chiedersi quale è la differenza tra i due siti. Quello di Suso è il più antico dei due, qui vennero scritte le prime frasi in spagnolo e basco. Il codice in questione venne in seguito custodito nella biblioteca del monastero di Yuso prima di essere trasferito a Madrid, dove tuttora si trova. L’importanza di S. Emiliano quale creatore della lingua spagnola è rafforzata dalla vicinanza del villaggio di Berceo, associato a Gonzalo de Berceo, primo poeta in lingua spagnola. Lo stile di vita monastico si è evoluto con il tempo: i monaci che un tempo abitavano le abbazie erano eremiti, ma Yuso si sviluppò divenendo prima una comunità benedettina, ed infine agostiniana. Oggi una parte del monastero di Yuso è stato convertito in hotel, ciò a dimostrazione dell’evolversi dei tempi.

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di Redazione
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