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Un gioco al massacro tra le pareti domestiche

Acting out: al teatro Elicantropo è di scena un noir


Acting out: al teatro Elicantropo è di scena un noir
28/04/2012, 13:04

Un interno familiare malato che affonda le radici del suo malessere nella solitudine e nell’egoismo più aberranti. E’ questa l’ambientazione scenica al cospetto della quale si trova lo spettatore in Acting out, lo spettacolo di Arnolfo Petri che dal 26 aprile è di scena al Teatro Elicantropo. Un noir, quello proposto da Petri, che riesce a mettere impietosamente l’accento sui rapporti deviati che intercorrono tra una madre e i suoi figli e tra i suoi figli stessi, intenti in una spasmodica lotta per la sopraffazione dell’uno sull’altra. Arnolfo Petri si cimenta in questo lavoro nella triplice, e forse un po’ temeraria, veste di autore, attore e regista e, probabilmente condizionato dall’addizione di tutte le competenze necessarie per affrontare un’operazione così arrischiata, restituisce alla scena azioni poco fluide che, succedendosi con plasticità, finiscono col limitare le capacità espressive degli attori e, quelle che avrebbero potuto essere le potenzialità del testo, si traducono in parole pedissequamente “dette in scena” . Arnolfo Petri è Massimo, un uomo arrogante e autoritario, potente e sfacciatamente ego riferito, che pur nel suo atteggiamento tirannico e brutale ai danni di sua sorella Milena, rivela una profonda fragilità ed inadeguatezza emotiva, una attanagliante solitudine legata al conflitto scaturito dalla sua natura omosessuale mai accettata da una madre e da un padre (esempio di dubbia rettitudine) ipocritamente obbedienti alle morale comune. Milena, interpretata da Anita Laudando, è ora una donna annientata dallo strapotere che su di lei esercita il fratello, ora una abbietta calcolatrice che riesce argutamente ad imporsi dopo aver subito ogni sorta di mortificazione e sopruso. Entrambi si trovano nella condizione di dovere accudire una madre psicologicamente instabile, che nei panni di Lucia Stefanelli Cervelli, è una donna che appare sulla scena come un’immagine spettrale, la cui fissità espressiva si riconduce al silenzio ossessivo in cui è caduta dopo la morte violenta del marito. A far deflagrare la bomba in quel che si palesa già sin dalle prima battute un terreno minato, è l’arrivo di Paolo, un vago homeless attratto dal possesso di beni materiali, interpretato da Diego Sommaripa, che scatenerà gli impulsi carnali dei due fratelli che ancora una volta, come già era accaduto in passato per amore di Andrea, si affronteranno in un violento contendere. Ed è proprio in questo contendere che trova la sua giustificazione il titolo dello spettacolo: Acting out, nella moderna psicanalisi è l’espressione con cui si definiscono le azioni che improvvisamente travolgono l’abituale vissuto di un soggetto, un “gettar fuori”. E tutti i protagonisti in scena, uno ad uno, estirperanno dalle loro anime “infette” e covanti rabbia, tutte le avversioni e i risentimenti di cui si sono silenziosamente nutrite sino a quel punto, quando esiziali arriveranno il coltello di Paolo affondato nella gola della madre e l’ overdose di sonniferi che Massimo farà ingerire a Milena. Un epilogo che tragicamente rimarca la disponibilità anche ai gesti più scellerati ed empi pur di affermare la propria natura. Le musiche originali sono di Marco Mussomeli, la scenografia di Armando Alovisi, i costumi di Roberta Mattera. In scena fino al 29 Aprile.

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di Rosa Vetrone
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