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Afrodita ispirato ai racconti di Isabel Allende a Il Pozzo e il Pendolo Teatro di Napoli


Afrodita ispirato ai racconti di Isabel Allende a Il Pozzo e il Pendolo Teatro di Napoli
21/11/2011, 12:11

Debutterà, in prima assoluta, venerdì 25 novembre 2011 alle ore 21.00 (in replica fino al 4 dicembre) lo spettacolo Afrodita, cibo eros e il funerale più bello che c’è, uno spettacolo scritto e diretto da Ciro Sabatino e ispirato ad alcuni racconti di Isabel Allende. Presentato da Il Pozzo e il Pendolo Teatro, l’allestimento si avvale della presenza, in scena, di cinque attori, Simona Di Maio, Valerio Gargiulo, Elena Pasqualoni, Lucia Rocco, Margherita Romeo, provenienti dalle maggiori scuole di teatro d’Italia e coinvolti in uno spettacolo dove cucineranno per il pubblico, balleranno e si racconteranno storie.

“Mi pento delle diete, dei piatti prelibati rifiutati per vanità, come mi rammarico di tutte le occasioni per fare l’amore che ho lasciato correre… Non posso separare l’erotismo dal cibo e non ho nessun motivo per farlo; al contrario, ho intenzione di continuare a godere di entrambi fino a quando le forze e il buon umore me lo consentiranno.”

Così Isabel Allende introduce questo curioso testo, Afrodita, quasi un manuale divertito, ironico e autoironico dei due piaceri maggiori concessi a noi uomini nel nostro “transito terrestre”: il cibo e il sesso. il sottotitolo recita: “racconti, ricette e altri afrodisiaci”.

La nuova creazione scenica di Ciro Sabatino parte da questo testo, uno dei libri più amati dell’autrice cilena, per mettere in scena un classico delle situazioni che, almeno una volta, ognuno di noi, si è ritrovato a vivere, suo malgrado: partecipare al funerale di una persona cara.
La controversa passione per la cucina, il sensuale e inevitabile rapporto tra il cibo e l’eros, la voglia di raccontare, ancora una volta, una microstoria, dove l’amicizia, l’amore, i ricordi, il gioco, la leggerezza, l’eros, le delicate “dinamiche di gruppo”, rappresentano le linee guide di questo originale allestimento.

Ci si aspetta sempre la “tragedia” e, invece, per un dispettoso scherzo del destino, si finisce per scherzare, ridere, ritrovarsi. Se poi il funerale al quale siete stati invitati è quello di una persona che ama i libri, gli scacchi, le donne e la cucina, allora anche Afrodita di Isabel Allende può diventare, inevitabilmente, “protagonista”.

I cinque personaggi, coinvolti nella storia, ritrovano il libro della Allende al capezzale del “misterioso cadavere” e, non sapendo cosa fare, decidono di utilizzarlo per cucinare. Nel frattempo si scrutano, si “misurano”, tentano di svelare, e svelarsi, il segreto per cui si sono ritrovati tutti, nella stessa casa, nel giorno in cui l’unica persona che hanno amato, ha deciso di togliersi la vita.

La messa in scena, costruita tra le pieghe di una storia leggera, le parole dell’Allende, i suoi “racconti gastronomici”, le sue citazioni su afrodisiaci e cibi proibiti, riempie una stravagante “veglia funebre”, che culminerà nel coinvolgimento del pubblico, come indica il sottotitolo, al “funerale più bello che c’è”.

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di Redazione
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