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Al Blu di Prussia inaugurazione della mostra di Clara Rezzuti


Al Blu di Prussia inaugurazione della mostra di Clara Rezzuti
14/11/2011, 17:11

La pittura come segno poetico, immagini delicate ma con una loro forza: Clara Rezzuti ha attraversato e attraversa la scena figurativa nazionale e napoletana sin dagli esordi degli anni 50 e continua a proporre opere in cui il fascino, la suggestione della pittura si ripresenta continuamente aggiornato ma di sicuro impatto come negli anni precedenti. A Clara Rezzuti, nipote e allieva (all’Accademia di Belle Arti) di Giovanni Brancaccio, è dedicata (dopo le foreste di cartone della parigina Eva Jospin) la seconda mostra stagionale de Al Blu di Prussia, lo spazio multidisciplinare di Giuseppe Mannajuolo, diretto da Mario Pellegrino, di via Filangieri 42: vernissage il prossimo mercoledì 16 novembre alle ore 17,00, in mostra fino al 7 dicembre. “e il naufragar m’è dolce in questo mare” il titolo (sottotitolo: “ marini pesci preziosi”) dell’esposizione, a cura di Mario Pellegrino, nella brochure un testo di Mario Franco.
Clara Rezzuti è artista attenta a cogliere le indicazioni del suo tempo: alla scelta post-impressionista degli esordi, negli anni 50, volge poi (dopo un decennio) la sua ricerca all’informale, secondo le forme più avanzate della pittura internazionale del tempo, e poi ancora eseguendo opere che sono in linea con il simbolismo del periodo dada e con le influenze pop, prima che la sua arte diventi (anni 70) una denuncia sofferta e autobiografica. Protagonista sempre la donna: è questo il periodo del ciclo degli “Interni magici”.
Ma la Rezzuti, sempre attenta ai fatti del mondo, a partire dagli anni ’90, prosegue nel suo percorso di riflessione sui cambiamenti della società, le sue opere, finalmente libere da dolorose pulsioni intimistiche, si aprono ad una visione più libera e solare dove tutto è motivo di interesse ed ispirazione. Sempre disponibile a nuovi sperimentalismi, continua il suo cammino.
Al Blu di Prussia l’artista presenterà trenta opere su uno dei suoi soggetti più noti, quello dei pesci, dopo essersi a lungo e in precedenza occupati dei fiori, dei frutti (“Il giardino del sapere” il titolo di una sua bella mostra alla Sala Leopardi della Biblioteca Nazionale nel 2009).
Sperimentalismo e ricerca, dunque, nel segno di una tradizione pittorica che comunque si basa su una preparazione di fondo che le consente di attraversare epoche, tendenze e stili, fornendo sempre risultati di grande qualità e interesse.
All’Accademia di Belle Arti, negli anni della formazione Clara Rezzuti è non solo la nipotina di Giovanni Brancaccio che gioca, da bimba, nel grande giardino dell’Accademia, ne diventa anche allieva diligente, ricordano i suoi biografi, di Emilio Notte oltre che di Brancaccio, assorbendo stili e generi diversi e formandosi una sua cifra stilistica, un suo segno personalissimo. “Clara - sottolinea Mario Franco - è stata vicina e partecipe di ogni nuova conquista, di ogni nuovo movimento artistico, nell’Accademia di Napoli, con originalità e convinta adesione. E la sua è stata un’avventura complicata dal suo esser donna. Mentre i pittori stilavano proclami e manifesti, interessando critici ed esegeti, le donne artiste, per lungo tempo, sono state relegate nel ruolo convenzionale di muse ispiratrici o di consorti del compagno protagonista. Con talento, ma con difficoltà e sacrificio, la Rezzuti ha poi affermato, negli anni, la sua forza poetica e la sua sensibilità d’artista, ricevendo attenzioni e gratificazioni”. I pesci della Rezzuti ricordano al critico i versi (ed ecco la naturalezza, e la fondatezza del riferimento a una poesia che si fa pittura, e viceversa) che Baudelaire dedicò al mare: «”Il mare è il tuo specchio; tu miri, nello svolgersi infinito delle sue onde, la tua anima”. Cosa è, infatti, questo universo marino popolato di fantastiche creature immaginarie, di pesci coloratissimi e chimerici, se non “scrigni di memoria, gioielli meravigliosi fatti di astri e di etere” che vivono nella fantasia, nella memoria, nei sensibili sogni di una donna che ama il mare come ama la vita, e in esso si specchia e si identifica».
I pesci di Clara Rezzuti, sottolinea ancora Mario Franco, si inseriscono a pieno titolo nella tradizione dei bestiari fantastici, che utilizzano le caratteristiche e le proprietà naturali e soprannaturali di animali irreali, secondo le tradizioni che partono dalle cattedrali del Medioevo, “se non addirittura da quella che si crede il primo “bestiario fantastico”: il Physiologus, scritto probabilmente nella seconda metà del II secolo d.C. ad Alessandria. Ma esempi di animali metamorfizzati si ritrovano anche nelle moderne letterature, da Guillaume Apollinaire a, ovviamente, Jorge Luis Borges. Il suo “Manuale di zoologia fantastica” è un libro fra i più interessanti del geniale scrittore argentino: fra le maglie del suo dottissimo gioco letterario s’intravedono profondi abissi teologici. E teologica del resto è anche l’ispirazione di Clara Rezzuti (senza dimenticare che il pesce è stato a lungo un simbolo del cristianesimo), il panteismo che le permette di ibridare fauna e flora, così come la tecnica pittorica le consente l’ibridazione di colori e collages, trasparenze vitree e opacità quasi minerarie. Così, pesci fantastici e mitologici come le sirene, nuotano con una varietà tutta napoletana, che ricorda il catalogo del “Guarracino” che si azzuffa per la bella “sardella”, scompigliando il placido Tirreno. Se Borges, a proposito del drago affermava: «Ignoriamo il senso del drago, come ignoriamo il senso dell'universo; ma c'è qualcosa, nella sua immagine, che s'accorda con l'immaginazione degli uomini», possiamo dire che le profondità marine, con il loro brulicare di vita misteriosa, ci fanno riflettere sulla folla dei pensieri e delle fantasie che popolano la mente di un’artista”.
Artista e donna. E Renato De Fusco, in un focus sull’arte a Napoli negli Anni Cinquanta scritto per una mostra alla Casina Pompeiana del 9 marzo di dieci anni fa, aiuta a dare una bella cornice al ritratto di Clara, che perciò val la pena di riportare: “Affidandoci alla memoria di quegli anni, accanto a noi più “grandi” per età, statura, vis polemica, ecc. troviamo le nostre ex compagne, poi mogli e madri, le quali meritano un ricordo affettuoso e gentile. Erano meno rumorose, più attente, sensibili, pratiche e conseguenti come di solito accade alle donne quando s’impegnano in un mestiere difficile solitamente appannaggio degli uomini. La prima amica che mi viene alla mente è Clara Rezzuti, che elaborava una pittura estremamente coerente alla sua femminilità e al suo stesso aspetto fisico. I suoi paesaggi, figure e nature morte, non concedevano molto all’astrattismo; si distinguevano nettamente sia dall’espressionistiche colorazioni di Montefusco, sia dalle bituminose tele di Tarchetti, sia dai geometrismi di Barisani e Tatafiore, sia dalle figurazioni storiche di De Stefano, sia dalle composizioni concretiste del sottoscritto. Avendo intuito che molto spesso in pittura vale la perseverante coerenza, ancor oggi la Rezzuti presenta opere che, non immuni da cambiamenti e sottili sperimentazioni, conservano ancora quel fascino giovanile che le contrassegnava a partire dagli anni Cinquanta”.

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di Redazione
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