Cultura e tempo libero / Eventi

Commenta Stampa

Al Blu di Prussia inaugurazione mostra Vittorio Pescatori


Al Blu di Prussia inaugurazione mostra Vittorio Pescatori
02/05/2011, 12:05

Fotografie che si parlano, mettendo a confronto atmosfere, stati d’animo. Il fascino, la suggestione del bianco e nero, su cui il colore, apposto a mano, imprime il suo segno, creando nuove suggestioni. Si intitola ”foto-colloqui” la mostra di Vittorio Pescatori che - a cura di Mario Pellegrino - si inaugura Al Blu di Prussia (via Gaetano Filangieri 42) mercoledì 4 maggio alle 18: Pescatori, scrive romanzi e scatta immagini, due attività complementari che danno conto della sua attitudine alle arti, della scrittura e della rappresentazione per immagini, della sua curiosità di indagine sulla natura, e quindi, il paesaggio, ma anche sulla esistenza umana. Nello spazio multidisciplinare di Giuseppe Mannajuolo, e diretto da Mario Pellegrino, Pescatori, uomo colto e molto ironico, presenta una singolare esposizione composta da trentuno foto in coppia, quindi sessantadue immagini, che interagiscono fra loro, indivisibili, leggibili solo se una è in funzione dell’altra. Sono tutte a tecnica mista monotipo, dipinte a mano libera, il formato di ognuna è 30x40 cm, custodite in un passe-partout di 50x70cm. Il soggetto della sua lettura, quasi sempre utilizzando la chiave dell’ironia, sono i paesaggi, quelli dei suoi viaggi (e quindi Marocco, Algeria, Tunisia, Giordania) – le terre ribelli dell’oggi - ma anche Venezia, e poi Alda Merini - Marisa Berenson - Francesco Clemente, oltre a persone del popolo e personaggi della borghesia.
Foto che si guardano che si parlano, in un colloquio fatto di rimandi, d’interrogativi, di sfumature esistenziali che inducono alla riflessione intorno ai temi della bellezza formale, estetica, ma anche del labirinto dell’esistenza e delle sue problematiche contemporanee. Perché lo sguardo di Pescatori è pienamente calato nel suo tempo, il nostro, l’autore si conferma un poeta non solo dell’immagine, ma anche per la sua visione di uomo della modernità attento ai sentimenti, come ai mutamenti che la realtà, la vita, incessantemente propone.
La mostra sarà accompagnata da un catalogo nel quale è pubblicato un testo di Vittorio Sgarbi, scritto in occasione di una mostra di Pescatori al Palazzo reale di Milano, nel 2003: Pescatori scrive, tra l’altro, il critico - è, semplicemente, un uomo che vede, un viaggiatore curioso, uno spirito certamente decadente, un nostalgico senza lacrime, infine un’anima bella che vuole rendere giustizia al suo sguardo. La sua piccola macchina fotografica è come un block-notes, un quaderno di appunti. Appunti visivi, appendici dello sguardo. Ed egli vede con misura e senza compiacimento, ma vede oltre ciò che si vede. Anche un’essenza segreta delle cose e dei luoghi, che cattura con la sua macchina magica, non diversamente da come nelle sue antiche scatole tentava di chiudere l’essenza dei suoi amici. Ho visto gli “appunti di viaggio, fotografici e di colore” di Pescatori ripresentati alla mostra in Palazzo Reale a Milano, nella quale si alternano pastelli e tecniche miste, e, anche queste ultime, ottenute con un solo strumento meccanico, altro non sono che stampe fotografiche virate con colori pastello, come fossero fotografie in bianco e nero dipinte in un secondo momento. Pescatori usa la fotografia, in modo esclusivo; è un fotografo; ma, più di ogni altro che intende piegare la fotografia alla sua assoluta dimensione creativa, quasi prescindendo dal mezzo, è un vero artista. Anzi, è un “poeta”.
Vittorio Pescatori è nato e cresciuto a Milano, le origini sono parmigiane e toscane, vive e lavora tra Milano e Capri, frequenti le sue permanenze nella nostra città, dove tra l’altro ha esposto (a Castel dell’Ovo) nel 2006: alterna l’attività letteraria, romanzi in bilico tra l’ironico e il grottesco – “Pensione Nirvana” (1975, e una nuova edizione nel 2007), “La Maschia” - e frequenti collaborazioni giornalistiche con l’attività artistica, fotografie colorate a mano, scatole specchianti e pastelli. Le sue foto sono state recentemente acquisite dal Museo Fotografia Contemporanea di Milano. Tra le sue esposizioni ricordiamo: 1984 Ferrara, Palazzo dei Diamanti; 1989 Milano, Museo di Milano di via S. Andrea; 2003 Milano, Palazzo Reale; 2004 Capri, Museo della Certosa; 2006 Napoli, Castel dell’Ovo; 2006 Castellammare di Stabia, Salone Esposizioni; 2007 Collodi, Museo Collodiano.
“foto-colloqui ” costituisce il punto di arrivo momentaneo della ricerca stilistica di Pescatori, la sua evoluzione: la scommessa - sottolineava Francesco Durante in occasione di una precedente “tappa”, quella caprese, dell’attività fotografica di Pescatori, “La Bella addormentata” - è quella d’inventarsi una possibilità narrativa implicita ma inesplorata. Una specie di anti-reportage dove l’”oggettività” dell’immagine fotografica, già messa in discussione da un intervento di ri-creazione, si piega docilmente all’assoluta e sfrenata soggettività di una campionatura allegorica. Le immagini riproducono figure, persone, oggetti, paesaggi che, messi in sequenza secondo un ordine che prescinde totalmente dal loro carattere documentale, vedono sfrangiarsi e dilatarsi i propri contesti originari, e cooperano tutte insieme alla tessitura di una storia altra, tutta mentale, dove l’allusione è l’anticamera dell’allucinazione, e l’ironia il collante universale capace di tenere saldamente insieme ciò che era nato per seguire strade diverse e lontane. “E’ un gioco, questo di Pescatori, che richiama in primo piano la soggettività irriducibile dell’artista. Quasi l’orgogliosa rivendicazione di un principio di universalità, dunque d’infinita e infinitamente flessibile fungibilità, del proprio lavoro. E’ come se Pescatori ci dicesse che no, le immagini no; ma lui sì, lui demiurgo sì che sapeva fin dall’inizio quale ulteriore densità si nascondesse dietro la loro lettera, dietro il significato immediato che ci comunicavano”.

Commenta Stampa
di Redazione
Riproduzione riservata ©