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Al Pan “La prima pietra” di Bruia commemora il femminile oltraggiato


Al Pan “La prima pietra” di Bruia commemora il femminile oltraggiato
04/03/2013, 11:37

Bruia, è il nome d’arte di Brunella D’Auria, che dall’8 al 15 marzo esporrà al PAN- Palazzo delle Arti Napoli-, una personale, intitolata “La prima pietra”, ispirata alla figura della donna, sul modello di Maria Maddalena sopraffatta e umiliata da un mondo al maschile, eppure simbolo di forza, che seppur colpita e ferita, prenderà coscienza di se stessa, e avrà il coraggio di reagire e scagliare le pietre a chi le getta fango solo per il piacere di distruggere o semplicemente per sottomettere. A tal proposito, la data dell’inaugurazione non è un caso, piuttosto la volontà di commemorare l'8 Marzo non come una festa, ma in ricordo di una triste giornata, quando nel 1908 un gruppo di operaie di una industria tessile di New York, scioperò come forma di protesta, contro le terribili condizioni in cui si trovavano a lavorare, e molte di loro rimasero ferite mortalmene a causa di un incendio, dopo essere state chiuse, all’interno della fabbrica. Ecco perchè Bruia, attraverso le sue opere in mostra, intende far riflettere sulla condizione della donna, ancora oggi inflitta da abusi e ingiustizie sociali. La lapidazione o l’infibulazione o altre barbarie oltraggiano da secoli i diritti delle donne, tema rappresentato dall’artista in pittura e in scultura per dar voce, “per far girare il capo” a chi non vuol vedere e sentire. “Con le mie opere- spiega Bruia- intendo rappresentare la vigliaccheria e la codardia di chi prende il sopravvento sui più deboli con la forza e la violenza incurante, che si tratti di un suo simile, di un essere umano con gli stessi diritti, aspirazioni, desideri. Tutto ciò mi è possibile grazie all’arte, che impossesandosi dei simboli mitici autenticizzati dalla stessa religione, ne da poi una rappresentazione ideale, trasformando una prostituta sacra nel simbolo di riscatto e dell’affrancamento dai tabù, dalle angherie e dal potere.” Le tele di Bruia, sono realizzate con diversi materiali come olio, acrilici, gessi, refrattaria, cere, piombo, attraversate da alcune scritte in ebraico. Le sculture raffigurano le “4 stagioni” delle donne, mentre la quinta “Burqa” parla da sola. ”Fatima la figlia di Maometto”, ”Maddalena”, ”Il peccato originale”, ”Broken”, ”Schoner Wind”, ”Touch the drop” sono alcuni significativi titoli di opere, che fanno riflettere sulla condizione della donna. Attraverso il corpo, la natura, la politica, il potere, l’artista, descrive percorsi di vita cognitivi ed affettivi che si concretizzano nelle opere mostrando così all’osservatore diverse maniere di essere donna all’esordio del nuovo millennio. “Tutto è nato dallo sguardo di una donna condannata alla lapidazione – continua Bruia- I suoi occhi mi hanno ricordato la forza rassegnata di una tigre in gabbia piena di rabbia, di forza, di rancore. Da quel giorno ho cominciato la mia ricerca convinta che non si possono chiudere gli occhi di fronte a queste realtà drammatiche che ancora riempiono le pagine di cronaca. Dipingendo, spero in un riscatto silenzioso”. Nelle drammatiche immagini di Bruia, che ha esposto in numerose gallerie e spazi istituzionali, si intravede attraverso Maria Maddalena, la sofferenza di tutte le donne obbligate da un violento potere esterno e private della loro identità e femminilità. L’artista , ricorda il silenzio, evocando visioni ed esempi rarefatti, come la solitudine e lo smarrimento dell’uomo contemporaneo, facendo riflettere su interrogativi, con un occhio caleidoscopico del suo inconscio ricco di coordinate e di esistenzialismo in cui e’ facile ritrovarsi. Maria Maddalena diventa così lo spunto per sottolineare la carenza della nostra cultura, dove la società perde sempre più il rispetto per il femminile, ovvero per l’intera umanità.

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di Redazione
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