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Lo spettacolo è tratto dal racconto di Anna Maria Ortese

Al ridotto del Mercadante va in scena "Un paio di occhiali"


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Al ridotto del Mercadante va in scena 'Un paio di occhiali'
21/10/2013, 12:38

Napoli - Unghie laccate color rosso sangue, questo l’unico accenno cromatico del coraggioso allestimento dello spettacolo “Un paio di occhiali” di Luca De Fusco. Tratto dall’omonimo racconto di Anna Maria Ortese, contenuto nella raccolta “Il mare non bagna Napoli” del 1953, lo spettacolo allestito al Ridotto del Mercadante, è stato il frutto di una scelta che potrebbe definirsi rischiosa. L’allestimento dello spazio scenico è stato infatti ridotto all’osso, una poltrona, uno specchio, tutto sui toni del grigio, come il tailleur anni ’50 di Gaia Aprea, unica interprete del racconto. Ed è proprio il talento dell’attrice che emerge, calamitando su di sé, in religioso silenzio, tutta l’attenzione del pubblico. La sua voce, il suo viso, i suoi occhi si fanno carico di ogni singolo personaggio, lasciando però che sia lo spettatore ad immaginarne le fattezze. Non la semplice lettura di un racconto, ma nemmeno la sua trasposizione teatrale, il frutto del lavoro di Luca De Fusco è un misterioso e fascinoso ibrido dai contorni indefiniti. La storia porta alla luce, lontano dai vicoli, il dramma di Eugenia, una bambina dall’animo troppo nobile e sensibile, che cerca come può di adattarsi al misero contesto, umano e materiale, in cui vive. La sua grave miopia è stata paradossalmente una protezione, avvolgendo nella nebbia la pochezza estetica e morale del contesto in cui vive, donandole un candore non intaccato da tanto misero squallore. Gli occhiali di 8000 lire, dono della zia, segneranno quindi per lei una condanna. Nessun filtro adesso si interpone tra la sua sensibilità e la cruda realtà che la circonda. Quella della feroce Napoli popolare resa dalla Ortese senza quella bonaria e intima poesia di cui siamo abituati. La città diventa dunque metafora dell’animo inquieto e oscuro della scrittrice, che vi si identifica, dando per questo testimonianza dell’amore che nutre per essa.

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di Arianna Piccolo
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