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Al teatro Area Nord di Napoli l’Avaro di Moliere nell’adattamento di Rosario Sparno


Al teatro Area Nord di Napoli l’Avaro di Moliere nell’adattamento di Rosario Sparno
17/01/2013, 10:40

Sabato 19 (ore 20.30), domenica 20 gennaio (ore 18), al Teatro Area Nord (Via Nuova Dietro la Vigna – angolo Via Marianella), la compagnia Le Nuvole presenta “L’avaro”, libero adattamento da “L’avaro” di Molière e “Aulularia” di Plauto. Adattamento e regia di Rosario Sparno. Con Nunzia Schiano, Tonia Garante e Stefano Ferraro.

 “L’AVARO” è uno spettacolo che nasce all’interno di un progetto di collaborazione fra il Teatro Stabile Mercadante diNapoli e ilTeatro Stabile Le Nuvole di Napoli. Questo progetto prevede l’adattamento di classici del teatro, lasciando inalterati lo stile e la forma del linguaggio usati dall’autore.

La rilettura de “L’avaro” ci porta dritti nel cuore della Parigi di Molière, con i suoi vizi e le sue paure, i suoi lazzi e le sue buffonerie che tanto ci ricordano molti aspetti del tempo che viviamo ora.

Il nostro avaro accumula ma non investe, conserva ma non usa; possiede ma non condivide. E sono queste caratteristiche a rendere la sua avarizia un problema non solo personale ma sociale: l’avaro è il tipo antisociale per eccellenza.

La scena è ambientata in una soffitta. Una tana per topi che negli anni ha visto il suo abitante accumulare benimai usati. C’è un’aria malsana, costantemente si respira un’atmosfera di complotto, di agguato, di rapina.

Uno sguardo cupo, tetro, solitario regna su tutto. Ogni cosa è vista e deformata dallo sguardo del suo abitante.

Arpagone è un usuraio e l’usura è un peccato di avarizia perché l’usuraio, senza lavorare e senza soffrire, si arricchisce con il lavoro e la sofferenza del suo prossimo e, se di peccato si vuole parlare, allora si può affermare senza dubbio che l’avarizia è il più sociale e quindi il più politico dei peccati. Ma attenzione, perché l’avarizia è capace di trasformarsi anche in virtù per ingannarci, per difendersi dalle invettive a lei rivolte e assumere nuovi nomi riuscendo così a celare la sua avidità e la sua furia e indossando ciò che il poeta chiama “il tenero manto della pietà materna”, proclamando che la sua taccagneria e rapacità si debbano all’encomiabile scopo di provvedere ai figli.

Nell’adattamento di Rosario Sparno, Arpagone preferisce vivere in ristrettezze economiche, vestire abiti logori, abitare un luogo vecchio e polveroso pur di non separarsi dal suo unico grande amore, la sua più assoluta passione: una cassetta piena di denari che tiene gelosamente nascosta. Un vecchio taccagno circondato da figli, servi, innamorati e presunti amici che gli stanno intorno, lui crede, solo per la sua ricchezza. E sarà proprio il furto del suo amato tesoro a far crollare il mondo decrepito del vecchio furbacchione.

 

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di Redazione
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