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Al Teatro 'Il Pozzo e il Pendolo' “Due fratelli” di Fausto Paravidino


Al Teatro 'Il Pozzo e il Pendolo' “Due fratelli” di Fausto Paravidino
05/01/2012, 11:01

Vincitore del Premio Riccione Teatro 1999, “Due fratelli” di Fausto Paravidino è in scena da lunedì 9 gennaio al Teatro 'Il Pozzo e il Pendolo' in Piazza San Domenico Maggiore, a Napoli, per la regia di Giuseppe Cerrone e Antonio Piccolo, interpretato da Simona Di Maio, Raffaele Ausiello e Stefano Ferraro.
Il testo racconta storia della convivenza fra tre ragazzi: i fratelli Boris e Lev e la loro coinquilina Erica. Sono giovani della società del benessere, istruiti, ironici e, a momenti, divertenti, aggrovigliati in un vortice di parole senza scopo, ciondolanti nella cucina di un appartamento lontano da casa, privi di obiettivi – anche quotidiani, anche minimi.
Nessuno prepara un esame universitario, nessuno ha un impegno di lavoro, ma tutti sono impegnati a fare i conti con la propria nullafacenza e con l’apparente mancanza di problemi da risolvere.
Una storia raccontata dall’autore che si limita alle parole pronunciate, drammaturgicamente avaro di note extra-dialogiche e d’indicazioni generiche sui personaggi (età, aspetto fisico, provenienza etc.). Una storia nel segno di una neutralità palese, anche morale, in cui Paravidino non lancia messaggi né distribuisce torti e ragioni ai personaggi da lui creati, senza per questo impedire l’impatto emotivo del lettore sul testo.
Coerentemente con questa lettura, e valutata la storia come rappresentativa di una parte dei giovani degli ultimi vent’anni in questa fetta di mondo, l’idea di messa in scena dei registi Antonio Piccolo e Giuseppe Cerrone è quella di colpire lo spettatore con la cocente plausibilità della violenza che vive tra le righe e tra le azioni del testo.
Il pubblico siede nella cucina in cui si svolge l’azione, testimone diretto e non uditore ‘protetto’ dal distacco palco-platea. Per questa stessa ragione, i sensi chiamati in causa, oltre l’udito e la vista, sono anche l’olfatto (l’odore di caffè o delle arance è percettibile) e il tatto (la sedia trema se Lev o Boris scaraventano a terra un piatto). Gli effetti audio e le luci sono quasi del tutto azzerati, per lasciar posto agli attori.
La rinuncia al teatro comunemente inteso è solo illusoria: le regole della convenzione e della rappresentazione regnano sovrane. I cinquantatré giorni della storia sono compressi in cinquantacinque minuti. Il trascorrere del tempo è segnalato dall’angosciante ticchettio di un orologio e la scansione delle ore da una voce robotica e inespressiva, che non dà scampo a giudizi e commenti.
Come a dire: questa è la storia, anzi questa è una storia. Che sia accaduta o meno non ha molta importanza, poiché sta accadendo in questo momento, dinanzi ai convenuti.
Dal 9 al 15 gennaio presso il teatro 'Il Pozzo e il Pendolo'.

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di Redazione
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