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Al Teatro Nuovo di Napoli "Compleanno" di e con Enzo Moscato


Al Teatro Nuovo di Napoli 'Compleanno' di e con Enzo Moscato
04/10/2011, 12:10

Il lavoro, struggente, emozionante e lirico, divenuto negli anni uno spettacolo di culto del teatro italiano,  apre la stagione teatrale del “palcoscenico” partenopeo.

E’ affidata allo spettacolo Compleanno, in scena da giovedì 6 ottobre 2011 alle ore 20.30 (repliche fino a domenica 16 ottobre), l’apertura della stagione teatrale 2011/2012 del Teatro Nuovo di Napoli. Scritto, diretto e interpretato da Enzo Moscato, l’allestimento fa parte di un ciclo di spettacoli, Per Annibale, che lo Stabile di Innovazione partenopeo dedica ad Annibale Ruccello, producendo due sue opere (Anna Cappelli e Le cinque rose di Jennifer, entrambi per la regia di Pierpaolo Sepe) e ospitando alcuni spettacoli nati in omaggio al drammaturgo stabiese (Compleanno, appunto, Da questo tempo e da questo luogo, di Cristina Donadio e Quattro mamme scelte a caso di Massimiliano Palmese).

Il Teatro Nuovo fu “casa artistica” di Annibale e, dopo la sua scomparsa, ciclicamente ha rimesso in scena i suoi testi. Questa stagione, dunque, più che omaggio o ricordo, è un serio tentativo di riflettere sulla statura di “classico moderno” che la sua figura assume, sempre più chiaramente, col passare del tempo, e sull’influenza che i suoi testi continuano a esercitare sulle nuove generazioni di registi, attori, e autori.

Dedicato alla memoria di Annibale Ruccello, giovane drammaturgo tragicamente scomparso nel 1986, Compleanno sviluppa il doppio tema incrociato dell’assenza e del delirio, intesi entrambi come produzioni fantasmatiche fatte di parole, suoni, visioni, gesti, e mirati a colmare il vuoto, l’inanità dell’esistenza, o del teatro.

E' una sorta di esercizio quotidiano del dolore, del controllo e di elaborazione della pulsione di morte, senza assumerne, però le condotte autodistruttive, ma sorridendone, talvolta godendone come una festa, un ciclico ricorrere di affinità elettive, di sconvolti, teneri ricordi.

Compleanno, lavoro, struggente, emozionante e lirico, è divenuto negli anni uno spettacolo di culto del teatro italiano contemporaneo.

Moscato porta in scena una lingua nuova, dove si fondono il napoletano e l’italiano. Anche la struttura dello spettacolo è aperta e circolare, in cui ritornano frasi e azioni, storie e immagini lontanissime, si riscoprono parole dimenticate, capaci di evocare un indistinto tempo del ricordo. L’artista accompagnato dalla chitarra di Salvio Moscato e 'avvolto' nella scena e i costumi di Tata Barbalato, a volte canta, ma soprattutto recita, sofisticato e al tempo stesso immediato.

Un essere senza nome, metà maschio, metà femmina, metà vecchio, metà saggio, metà folle, una strana individualità, caratterizzato dalla sovrapposizione di tutto con tutto, s’appresta a celebrare, in scena, un bizzarro cerimoniale, non meglio e volutamente non specificato. Un compleanno, forse, ma, forse, anche, un rito funebre, o magari l’uno e l’altro assieme. Un luttuoso show, una solitaria, distruttiva esibizione, che si avvolge su se stessa, come seta, usando i soli fili della voce per farlo.

Compleanno è il tentativo di restituire un autore e attore scomparso troppo presto, attraverso l’esistenza, la vita di un altro, che in qualche modo diviene testimone di questa vita che non c’è più.

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di Redazione
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