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Al Teatro Sancarluccio "INTERCITYPLUS La via crucis di un povero Cristo"


Al Teatro Sancarluccio 'INTERCITYPLUS La via crucis di un povero Cristo'
04/04/2012, 09:04

Da mercoledì 4 a sabato 7 aprile 2012 al teatro Sancarluccio di via San Pasquale a Chiaia va in scena "INTERCITYPLUS La via crucis di un povero Cristo"  scritto e diretto da CARMINE BORRINO

Un viaggio dall’esasperazione. Una fuga verso una vita migliore. Un percorso lungo 14 stazioni, come quelle percorse da Cristo nella Via crucis, che diventano 14 stazioni di un intercity che da Napoli arriva a Treviso.

Sette ore circa di viaggio, lungo il quale si consuma la disperazione di un povero cristo meridionale.

Un “povero cristo” che sotto il peso della propria croce (essere meridionale, ma non in maniera patetica, ma come effettiva condizione sociale) percorre il suo lungo calvario verso la morte-resurrezione.

Un addio a tutto ciò ch’è stato e una scoperta a tutto ciò che sarà. Migliaia di persone l’anno si trasferiscono ancor da sud verso nord, un’emigrazione che non si è mai arrestata.

Tutti verso una vita più dignitosa, tentando l’ultima carta, attraversando l’Italia sperando di ottenere, lavorando, ciò che fa di un uomo un Uomo. (Carmine Borrino)

INTERCITYPLUS - Note di regia di Carmine Borrino

Un viaggio dall’esasperazione. Una fuga verso una vita migliore. Un percorso lungo 14 stazioni, come quelle percorse da Cristo nella Via Crucis, che diventano 14 stazioni di un Intercity che da Napoli arriva a Treviso. Sette ore di viaggio lungo il quale si consuma la disperazione di un povero cristo meridionale. La disperazione che diventa morte e, ovviamente, resurrezione.

Migliaia di persone l’anno si trasferiscono ancora da sud verso nord, un’emigrazione che non si è mai arrestata. Molti si mettono in viaggio verso una vita più dignitosa, attraversando l’Italia tentano l’ultima carta sperando di ottenere, lavorando, ciò che fa di un uomo un Uomo.

Ciò che verrà messo in scena è il viaggio di un “povero cristo” che sotto il peso della propria croce (“essere meridionale” non come condizione patetica, ma come effettiva condizione sociale) percorre il lungo calvario verso la morte-resurrezione, un addio a tutto ciò ch’è stato e una scoperta a tutto ciò che sarà. Salvatore, il povero cristo protagonista di questa Via Crucis contemporanea, sacrifica tutta la sua esistenza per inseguire il desiderio di una vita modesta e dignitosa, in termini concreti (casa, macchina, famiglia) ed emotivi (realizzazione personale, auto-stima). La stesura del testo se da un lato prende ispirazione dalle Sacre Scritture utilizzando parole e significati come figlio, padre, sacrificio, portare la croce, uomo, che pronunciate da un semplice ragazzo di periferia si caricano ancor di più di sacralità, dall’altro risente del linguaggio della comunicazione moderna: veloce, schietta, risolutiva.

La struttura della messa in scena è costituita da: prologo – partenza; viaggio – via crucis – crocifissione; epilogo – resurrezione. Drammaturgia che “tenta” un superamento della forma popolare napoletana per eccellenza da cui prende spunto, la sceneggiata, e che ne propone la ri-abilitazione, confermandola genere teatrale vivo e ancora efficace per emozionare. La canzone popolare che si fa cellula drammaturgica, sbriciolandosi tra le battute, pronta a ri-comporsi nel momento importante per il climax scenico, liberandosi poi in una “sentimentale” catarsi.

1861 – 2011. Centocinquant’anni dall’Italia unita. Unita? Uguale? Moderna come dovrebbe essere? Non credo. INTERCITYPlus è “il treno del sole”, quello che ancora oggi la domenica sera viaggia in direzione nord stracarico di gente e va in direzione sud durante le feste natalizie, sempre stracolmo di persone; che ospita gente che sembra avere sempre la stessa faccia, lo stesso accento, lo stesso modo di fare, le stesse necessità, gli stessi sogni di sempre.

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di Redazione
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