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Da “Gomorra” a “Le guardie del suo corpo”

Al Théatre de Poche l'ultimo lavoro di Mario Gelardi

Le turpitudini del potere

Al Théatre de Poche l'ultimo lavoro di Mario Gelardi
20/01/2012, 17:01

E’ stata accolta nel fragore di non poche risate la prima de “Le guardie del suo corpo”, lo spettacolo scritto e diretto da Mario Gelardi, che contrapponendo un registro comico ad uno più drammatico, è andato in scena ieri in collaborazione con I Teatrini ed il NESTT, al Theatre de Poche di via Salvatore Tommasi, 15. Un lavoro, quest’ultimo di Gelardi, che attraverso un codice espressivo puntuale ed asciutto, riesce in punta di lama a non lasciare spazio alcuno a perplessità di sorta, denunciando con caustica ironia lo scempio morale ed etico in cui, l’ex-Presidente del Consiglio Silvio Berlusconi, è riuscito a trascinare il nostro Paese durante gli anni della sua “egemonia”. L’immagine di un’umanità corrotta e depravata, che tutto fagocita e tutto ammette in nome del sordido potere di cui puntualmente si ubriaca, si rivela attraverso le figure di Tommaso, (validissima l'interpretazione di Raffaele Ausiello) Tommy per tutti, e di Alessandro, Alex per tutti ( Carlo Caracciolo, in una bella prova d'attore). Tommy è un fedelissimo body guard del Presidente che prende in prestito, in modalità esasperate e divertenti, abilità e destrezze delle arti marziali - quelle stesse che abbiamo apprezzato nel film, già diventato cult, Matrix dei fratelli Wachowski, incarnando però in questo caso un “Keanu Reeves de noantri”, un uomo medio di origini capitoline, che pur provenendo dal servizio security dei Grandi Magazzini, non perde occasione per esibire la sua più consolidata esperienza nel settore e che non esita a dimostrare di “aver sposato la causa” nel momento stesso in cui si trova a dover spiegare al più genuino ed inesperto Alex, un soldato con  alle spalle un importante passato che annovera missioni belliche, al cospetto del quale il su citato servizio di vigilanza prestato alla Standa quasi diventa eroico, in cosa consista svolgere il loro lavoro, così esprimendosi: “ Noi proteggiamo gli dei, i mitologici moderni!”. “ Si, ma cosa dobbiamo fare?” chiede esitante Alex, il ragazzo di origini napoletane che ascolta titubante il suo collega invasato e che un po’ stranito osserva il viavai di ragazze nella “villa della cuccagna”. La risposta di Tommy è secca ed ha un suono sinistro: “ Tutto quello che vuole il Presidente”. Ma cosa comporta assecondare la volontà del premier? I tutori della sicurezza devono guardare senza vedere i festini di natura orgiastica, i tristemente noti bunga bunga che qui vi si consumano? Mostrarsi impassibili dinanzi al fatto che quei festini hard divengano anche il sistema di selezione dei ruoli che contano? Così si direbbe, almeno sino a quando non irrompe sulla scena Sveva, (interpretata con merito da Irene Grasso) una giovane donna che, studentessa inconsapevole di certi meccanismi, si ritrova suo malgrado, coinvolta in “rituali” che la turbano profondamente e che la inducono ad una repentina fuga dalla chiassosa dimora del Presidente, benché pena sia la rinuncia ad un'ambita carriera universitaria. Lo sfacelo etico e morale che ha condotto al pubblico ludibrio il nostro Paese nel mondo, si disvela amaramente nella drammatica “confessione” di questa ragazza che, timidamente prima e con più audacia poi, trasferisce sulla scena tutto il peso degli abusi di un potere così ignobilmente esercitato. E il testo di Gelardi, di indubbio valore morale e civile, ma che probabilmente pure avrebbe beneficiato di una qualche trovata registica, vuole forse porsi come un monito: tra inquietudini ed apprensioni relative alle manovre del nuovo governo Monti, a qualcuno potrebbe sfuggire che i fatti raccontatici con lucido disincanto dalla giovane Sveva, non appartengono a un passato lontano. Al contrario, la brevissima distanza da questi avvenimenti potrebbe legittimamente impressionarci. Per non dimenticare, dunque, l’invito è di andare a vedere questo spettacolo che sarà in scena fino al 22 gennaio.

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di Rosa Vetrone
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