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Al Trianon, «La finta Parigina» di Cimarosa in prima ripresa moderna


Al Trianon, «La finta Parigina» di Cimarosa in prima ripresa moderna
21/02/2013, 15:59

Al Trianon, domani venerdì 22 e in replica sabato 23 febbraio, sempre alle 21, va in scena, dopo 240 anni, La finta Parigina di Domenico Cimarosa.

Il celebre autore del Settecento napoletano, nativo di Aversa, compose quest’opera buffa su libretto di Francesco Cerlone, in occasione del carnevale del 1773. Da allora questa «commedia per musica», come recita il sottotitolo, non è stata più rappresentata, al di là di un’anteprima di questa stessa produzione in una versione ridotta in un atto nello scorso mese di novembre.

Il progetto di recupero, curato dall’associazione Maria Malibran in coproduzione col Trianon, è partito dalla revisione di Alessandro Dalla Vecchia del manoscritto autografo conservato nella biblioteca del conservatorio San Pietro a Majella.

«A parte l’innegabile bellezza musicale, quest’opera di Cimarosa – spiega Dalla Vecchia – ha intrecci comici e un trattamento delle voci estremamente curati, per cui nessuno dei personaggi può essere definito un “comprimario”, con un risultato complessivo di grande efficacia teatrale».

L’opera, in tre atti, è ambientata a Mezzotto, una contrada di Aversa, e prende le mosse dai travestimenti di Donna Olimpia Onesti, che si finge parigina per scampare alle violenze del marito, Don Martino Crespo, e riconquistarlo all’amore.

Le scene sono firmate da Emanuela Dall’Aglio, i costumi da Gaetano Santucci.

L’orchestra da camera Maria Malibran, con Maurizio Iaccarino al continuo, è diretta da Paolo Acunzo. La regia è di Gigi Dall’Aglio.

Anima del progetto e interprete principale dello spettacolo, nel ruolo del titolo, il mezzosoprano Raffaella Ambrosino, che ha lavorato, tra gli altri, con Mehta e Oren.

Con lei in scena una compagnia costituita da Valentina Bilancione, Antonio Braccolino, Maria Lucia Caruso, Francesco Ciotola, Nunzia De Falco, Luigi Della Monica, Luca De Lorenzo, Diego Monroe, Luigi Pisapia e Raffaele Raffio.

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di Ilaria Nacciarone
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