Cultura e tempo libero / Eventi

Commenta Stampa

Al via la Conferenza Euro-Africana 2011


.

Al via la Conferenza Euro-Africana 2011
07/02/2011, 17:02

NAPOLI - L’evento, organizzato dal Dipartimento della pubblica sicurezza, giunge alla fine di un lungo percorso fatto dal capo della Polizia Antonio Manganelli: un percorso fatto di incontri ed accordi firmati negli ultimi due anni, culminato nel settembre scorso, presso la sede Interpol a Bruxelles, con la candidatura ufficiale dell’Italia, per l’organizzazione di un tavolo internazionale.
Il convegno vedrà riuniti oltre 350 rappresentanti dei Paesi africani ed europei. Il bacino del mediterraneo rappresenta il luogo di incontro e di unione dei due continenti e l’Italia, al centro di questo “confine liquido” tra due mondi, è più esposta di altri ai reati transnazionali.
Da qui la maggiore sensibilità alle tematiche della sicurezza internazionale da parte del nostro Paese e la necessità di riunire intorno ad un tavolo comune le diverse realtà interessate nella lotta al crimine.
La conferenza prevede, il primo giorno, un momento comune di incontro e di scambio di esperienze con l’apertura dei lavori da parte di Rodolfo Ronconi direttore centrale dell’immigrazione e della polizia delle frontiere, gli interventi del ministro dell’Interno Roberto Maroni e del capo della Polizia Antonio Manganelli.
A seguire gli interventi dei rappresentanti degli organismi europei ed internazionali e, nel pomeriggio, quelli dei rappresentanti degli Stati partecipanti.
Il 9 febbraio invece saranno i gruppi di lavoro ad essere impegnati separatamente sui temi della conferenza.
Sono previsti quattro tavoli separati:
• Gruppo immigrazione;
• Gruppo tratta degli esseri umani e criminalità organizzata;
• Gruppo traffico di stupefacenti;
• Gruppo terrorismo.
Ogni gruppo affronterà un particolare aspetto della tematica criminale ed al termine presenterà le conclusioni aperte al dibattito di tutta la Conferenza.

Da Roma a Napoli passando per Bruxelles

Un appuntamento che nasce da lontano, quello di Napoli. Negli ultimi due anni infatti, il prefetto Manganelli ha visitato Paesi del continente africano, del Medio Oriente e dell’area Balcanica, stringendo accordi di cooperazione operativa autonomi o sotto l’egida dell’Interpol. Grazie a tali patti è stato possibile affrontare con un approccio diverso le problematiche della criminalità internazionale. Solo per ricordare alcuni di questi accordi si rammentano quelli con l’Albania, del gennaio 2009, grazie ai quali la polizia italiana si è posta come punto di riferimento per gli uffici di polizia europei presenti in quell’area. Quelli con la Nigeria fecero dire al segretario generale di Interpol Ronald Noble, presente alla firma dell’accordo, che “I capi della polizia italiana e nigeriana dovrebbero essere lodati per il loro impegno bilaterale e globale per la collaborazione tra polizie nella lotta ai gravi crimini transazionali”. A seguire il capo della Polizia ha affrontato altri impegni internazionali importanti: a marzo 2009 in Serbia; luglio 2009 in Algeria; a gennaio 2010 in Israele; a febbraio in Ghana e Niger; ad aprile in Macedonia e Montenegro; a maggio in Egitto ed infine ancora in Albania e in altri Paesi dell’area balcanica. Tutti questi accordi si sono tradotti nella creazione di squadre miste di indagine; nel rafforzamento degli uffici di collegamento; nella formazione specialistica degli investigatori stranieri nelle scuole di polizia italiane; nella fornitura di mezzi e conoscenze di tecniche di intervento ed in uno stabile scambio reciproco di informazioni.  Convinto che questo sistema potesse rappresentare una buona pratica esportabile su scala europea il capo della Polizia Manganelli, a settembre, parlando a Bruxelles alla conferenza Interpol, propose l'Italia come leader del partenariato di polizia Europa-Africa nella lotta al terrorismo, ai traffici illeciti e, in particolare, al traffico degli esseri umani.  In tale occasione il Prefetto Manganelli osservò come “la collaborazione voluta dal ministro dell'Interno Roberto Maroni tra l'Italia e alcuni Paesi africani come la Nigeria, costituisce un modello da esportare e da emulare".

Commenta Stampa
di Redazione
Riproduzione riservata ©