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Sala Ferrari: in scena “Espiantati” di Franco Autiero

Alessandra Borgia ricorda l’amico e il grande scrittore che è stato


Alessandra Borgia ricorda l’amico e il  grande scrittore che è stato
28/02/2012, 19:02

“Desidero rimettere in scena questo testo, per sottolinearne l’importanza nel panorama autoriale nazionale. Dopo di lui molti altri si sono avventurati nell’esercizio linguistico estremo, prendendo a piene mani dai lessici locali e hanno avuto gratificazioni dalla critica di cui lui, Franco, il predecessore, l’antesignano, il modellatore di parole, non ha goduto come avrebbe meritato, perché troppo in anticipo sui tempi ed io voglio provare a rendergli merito, perché amo la sua lingua originale, musicale, antiteatrale, sempre contro e sempre in armonia col tutto, sempre scomposta… bellissima.”. A pronunciare queste parole è Alessandra Borgia, l’attrice versatile e brillante che con lo spettacolo di Franco Autiero (scomparso nel 2008) “Espiantati”, a partire da domani sarà di scena alla Sala Ferrari di Via Marino e Cotronei. Uno spettacolo che nel 1995 vide il suo debutto come attrice protagonista e che la Borgia ha voluto rimettere in scena per affetto nei confronti di un caro amico, certo, ma anche e soprattutto per omaggiare il laborioso ed originalissimo esercizio verbale di Franco Autiero, “un meraviglioso canto quasi in rima, quasi in prosa, quasi… perché non c’è approdo per le anime vaganti; perché le litanie, hanno un’origine che naviga tra la possessione diabolica e i canti liturgici e danno luogo ad un mondo altro che costeggia il reale, di marinai senza mare, di regine senza reame, di preti senza Dio”, come lei stessa l’ha apostrofato. Vengono raccontate tre storie vissute da autore e attrice in un percorso che segue il filo della follia, della diversità. Storie di emarginazione che si relazionano in qualche modo alla città. C’era l’intervento dello stesso Autiero sul palco, ruolo che in questa edizione sarà ricoperto da Fulvio Calise, che, per scelta precisa della Borgia non è un attore, ma un medico, che espianta organi, nel senso letterario del termine. Una storia che voleva evocare l’impegno dell’autore e della protagonista al fianco del grande Annibale Ruccello, spesso citato tra le righe e loro imponente punto di riferimento artistico e intellettuale.
Tre personaggi molto diversi tra di loro, grazie ai quali la protagonista diviene una sorta di spirito alla deriva pronta a trasformarsi da donna sciatta e volgare a dama elegante e sensuale passando per l’incarnazione della gatta di quest’ultima il cui racconto si intreccia senza soluzione di continuità a quello della padrona fino alla sua morte e resurrezione. Il ritmo, la cadenza e la preziosità linguistica di un napoletano viscerale eppure raffinatamente barocco, pur rimandando subito al linguaggio di Ruccello e di Moscato, hanno la peculiarità di assonanze lessicali dai significati vagamente surreali proiettati in dimensioni temporali contemporanee e future, sospese tra una viscerale primitività e una posticcia modernità. Le indicazioni registiche della vecchia edizione, per volere della protagonista sono rimaste invariate, così come gli oggetti scenici, e i costumi.
Il percorso del testo è in discesa. La protagonista è uno spirito alla deriva, la voce di un ectoplasma in viaggio verso luoghi arcani, forse un’anima alla pena riluttante verso il silenzio dei campi Elisi. Frammenti di memoria si accumulano, si confondono, si disperdono per riemergere a tratti, a zone, nel percorso del viaggio al confine tra vita e morte nell’orto concluso della rappresentazione. In scena fino al 4 marzo.
Info e prenotazioni: Tel. +39 081 5562917
email: info@salaferrari.com
Orari: 29 febbraio - 3 marzo ore 21- 4 marzo ore 18

 

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di Rosa Vetrone
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