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La città vesuviana emerge dalla coltre delle nebbie

Alfonso Tortora - Identità, civitas e storia del Vesuvio


Alfonso Tortora - Identità, civitas e storia del Vesuvio
15/11/2010, 09:11

L’11 novembre il docente di Metodologia della ricerca storica presso l’Università di Fisciano Alfonso Tortora ha aperto il corso sperimentale di cultura vesuviana. Lo storico Alfonso Tortora coltiva interessi di carattere scientifico sul Vesuvio da circa 30 anni, ha vocazioni storico-filosofiche tanto da introdurre concetti di fondamentale importanza per comprendere nel pieno senso etimologico e filologico i concetti espressi durante le lezioni. Tortora pone domande e insinua dubbi sull’etimologia di un termine molto usato “identità”. “Essa è una parola plurale, è speculare a se stessa – afferma risoluto il professore Tortora. La prima dimensione dell’identità è l’attribuzione, la seconda è l’identità avvertita. La somma delle due identità dà la caratterizzazione che gli storici chiamano Civitas”. Da questa parola Tortora richiama il concetto di Città vesuviana citando il Libro I delle Confessioni di Sant’Agostino, a proposito di un mendico che chiede ad Agostino una spiegazione sul tempo. Il tempo nasce in una dimensione umana, non sono le parole che creano il tempo. Due sono gli indicatori storici che fanno nascere la dimensione temporale: la paura da cui nasce la preghiera e la natura. L’eternità è quindi una dimensione fuori del tempo perché non c’è l’uomo. Il Vesuvio scardina il tempo. Il noto vulcano accelera il tempo per cui la trasformazione è immediata. Il Vesuvio introduce il concetto di trasformazione, di antropocentrismo.
Il Vesuvio entra nella storia e genera una parte della nostra identità nel dicembre 1631. Il Vesuvio è una dimensione della storia, e nel 1631 diventa un produttore di storia.  
Il concetto di calamità entra nella storia moderna dell’intero globo con il Vesuvio. Noi siamo testimoni di un processo di civilizzazione semantico. Le origini della Città vesuviana stanno in Friedrich Furchheim, un libraio austriaco, che capitò a Napoli per un accidente commerciale. Furchheim Considerava coesa la città vesuviana. A Napoli Furchheim mette insieme positivismo, kantismo, hegelismo, l’interlocutore deputato è l’Università Federico II di Napoli, grazie a Francesco De Sanctis, lo studio del Vesuvio diventa elemento culturale. Mancava, però, la coscienza politica, la motivazione che unisse le accademie ai movimenti politici del tempo. Tortora conclude la sua lezione introduttiva al corso con una sua riflessione: “L’Italia è una e diversa, c’è spazio per la città vesuviana che non si aggiunge ma emerge e si fa riconoscere dalla coltre delle nebbie e del passato e dai fiumi vulcanici”.

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di Rossella Saluzzo
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