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Alla Rocca di Angera le "Case di Bambola"


Alla Rocca di Angera le 'Case di Bambola'
08/05/2013, 16:20

Stupiscono per la precisione dei dettagli, tanto da essere studiate come documenti sull’arredamento e la quotidianità di vita in tempi ormai lontani. Sono le Case di Bambola, un genere nato nel Seicento in Europa settentrionale e diventato, nei secoli successivi, “di moda” in tutte le case dell’aristocrazia e della ricca borghesia. Dal 25 maggio al 3 novembre alla Rocca Borromeo di Angera, all’interno di quello che è il più ricco ed importante Museo della Bambola e del Giocattoli attivo in Europa, si potranno ammirare pezzi di assoluta eccezione di Case di Bambola. Il Museo, voluto da Bona Borromeo Arese, è curato da Marco Tosa. Si tratta per lo più di esemplari rappresentativi dell’epoca d’oro del giocattolo industriale europeo databili tra la seconda metà dell’Ottocento e il primo quarto del Novecento. Meraviglie lillipuziane come le casette e i negozi in miniatura prodotti dalla ditta tedesca di Moritz Gottschalk, eseguiti in legno con finiture di pregio, carte da parati nelle stanze e perfino l’illuminazione elettrica per i modelli più moderni. Mobili, porcellane, tessuti, quadri, accessori vari completano gli arredi di queste incredibili creazioni. Non solo abitazioni ma, sempre con ogni dettaglio al suo posto, le casette-scuole in scala ridotta, perfettamente complete di tutto il corredo didattico del tempo, dalle carte geografiche appese alle pareti fino ai piccoli banchi con libri e quaderni minuscoli, maestra e allieve comprese. Nei negozi, piccoli oppure a misura di bambino, adatti ad un gioco senza tempo sempre attuale, si possono osservare le molte merci ridotte di taglia, esposte nelle vetrine, sugli scaffali, nei cassetti, vere e proprie testimonianze di usi e abitudini oggi distanti anni luce da noi, specialmente se confrontati con gli attuali centri commerciali e supermercati. Così come nella stanza-cucina, ricchissima di accessori e con i semplici mobili di legno dipinto di fattura tedesca, gli occhi si perdono tra la varietà di tantissimi strumenti domestici che oramai ci appaiono spesso sconosciuti nella loro funzione antica. Rami lucenti, pentole di stagno e alluminio, padelle di ferro, grattugie, scope, scopine, secchi, tutto quello che poteva servire per l’igiene della casa e, immancabile, la vecchia stufa di ferro a legna; indispensabile cuore caldo della stanza. Conclude la stupefacente rassegna la piccola casa della favola di Hansel e Gretel, fatta di marzapane, biscotti e delizie dolci, perduta nel bosco e custodita dalla famiglia dei porcospini; un piccolo ricordo di sogni e fiabe spesso paurose ma ghiotte, nelle quali i bambini che si allontanavano da soli e si perdevano nel bosco erano sempre vittime di astute streghe cannibali: metafora di una società che già allora aveva ben chiari i rischi che i bambini potevano correre, ma che a differenza di quelli odierni ben peggiori, si sarebbero risolti, nel peggiore dei casi, con una crisi glicemica e una bella indigestione. Stupiscono, ma non troppo, altre “case di bambola”: si tratta di altari giocattolo con arredi sacri e paramenti pensati per “educare” bambini destinati dalla famiglia al sacerdozio. Perché le case di bambola non erano solo giochi ma strumenti educativi per future padrone di casa, per gestori di negozi e attività commerciali, per educatori e, perché no, per suore e sacerdoti. Le case di bambola ebbero origine e diffusione presso le classi aristocratiche a partire dal XVII secolo, prevalentemente nell’Europa del nord e in nazioni quali l’Olanda, la Germania e l’Inghilterra. Inizialmente progettate come veri e propri modelli di case reali in scala ridotta, abbandonarono la connotazione puramente architettonica per trasformarsi in giocattoli di lusso, spesso vere e proprie copie della dimora nella quale erano ospitate e della quale portavano il nome.
Durante il XVIII secolo si erano oramai diffuse in tutta Europa, sempre ad appannaggio dei nobili, diventando preziosi balocchi per grandi e piccini che, insieme e attraverso successive generazioni, continuavano a conservarle e arredarle seguendo una continuità storica spesso influenzata dal mutare delle mode e degli stili.
Il mondo domestico del passato è qui rappresentato attraverso lo schema della casa e delle sue stanze, con tutte le funzioni della vita del palazzo e delle regole sociali ben evidenziate da arredi e accessori miniaturizzati, sempre di grande qualità e fedeli copie del reale. Si tratta di oggetti ricchi di significato e storia, testimoni straordinari utilissimi per conoscere meglio usi e abitudini dettati dalle regole del vivere quotidiano, significativi di gruppi sociali che oggi ci appaiono così distanti.
Nell’Ottocento, con l’affermazione economica della nascente classe borghese, le case di bambola si diffusero ulteriormente come vero e proprio status-simbol, fabbricate appositamente per il crescente mercato dei nuovi ricchi che cercavano un riconoscimento sociale imitando usi e costumi delle storiche famiglie blasonate, assunsero un aspetto più artigianale e meno artistico, perdendo spesso i caratteri di unicità antichi in favore di una certa serialità, facendosi anche più piccole e maneggevoli.
La crescente richiesta di giocattoli da parte della borghesia, fece si che le case di bambola e tutti gli accessori utili al loro arredo diventassero merce ricercata e comunque abbondantissima, prodotta da industrie specializzate prevalentemente tedesche e francesi, pubblicizzata tramite cataloghi illustrati e grandi magazzini.

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di Redazione
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