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Alle origini del carnevale. Mysteria isiaci e miti cattolici


Alle origini del carnevale. Mysteria isiaci e miti cattolici
21/02/2011, 12:02

"Carnevale", nonostante le sbrigative interpretazioni enciclopediche, rimane per molti una parola misteriosa così come la festa a cui è riferita: perché ci si maschera? Perché si spingono carri allegorici lungo i bordi del mare? Quando ha avuto origine questa festa? Perché essa viene celebrata con tanto ardore nei diversi angoli del mondo?
Giampaolo di Cocco affronta questi interrogativi offrendo spiegazioni approfondite e documentate per ognuno di essi, mostrando tra l'altro come le ideologie politico-religiose dominanti si siano adoperate per nascondere la verità storica del carnevale, giungendo a sostituire con un insieme di regole moralistiche l'antica via iniziatica di conoscenza individuale.


INTRODUZIONE
Un argomento così esteso, ed antico, come quello introdotto dal termine "carnevale" può essere trattato sotto almeno quattro differenti aspetti: quello esoterico, quello religioso, quello psicologico e quello storico-letterario.
Se una trattazione sufficientemente articolata dell'argomento necessita indubbiamente della contemporanea esegesi dei quattro differenti aspetti, una serie di brevi note incentrate principalmente su di alcune testimonianze storiche, artistiche e letterarie e su alcuni dei loro riferimenti iconologici può essere utile come insieme di suggerimenti per più specifiche ed approfondite ricerche ed è comunque quanto si propone il presente testo.
Non è infatti intento di questo scritto ripercorrere approfonditamente tutti i significati del carnevale, che come si vedrà sono davvero tanti. Si intende piuttosto offrire uno sguardo d'insieme sulla loro vastità e sulle connessioni a volte inimmaginabili tra questo termine e l'insieme delle cause remote che condizionano tutt'oggi la nostra forma mentis.
Usi e costumi pratici, psicologici ed ideologici propri della nostra vita sociale ed individuale risultano infatti determinati dal rapporto del nostro personale modo di pensare con i dogmi dell'ideologia dominante, primi fra tutti quelli della religione cattolica.
Uno sguardo alle origini lontane del carnevale ci permette di comprendere come la storia delle convinzioni religiose non si sia sviluppata per salti e rivoluzioni ma abbia proceduto semplicemente per successive rielaborazioni di un originario nucleo di immagini simboliche e mitiche, che si riferiscono cioè al racconto dell'interazione della divinità con le cose del mondo.
In queste rielaborazioni è stato preponderante l'elemento politico, sempre preoccupato di volgere le varie credenze a vantaggio dello Stato ed al controllo delle libertà individuali.
Sarebbe a mio parere un errore, praticato d'altronde da molti degli esegeti di questo termine che mi hanno preceduto, esaminare il carnevale da punti di vista particolari, locali e limitati nel tempo e nello spazio.
Come le pietre lavorate che emergono dal deserto o dai fondali marini a distanza di chilometri tra di loro rivelano a chi sa guardare la presenza di una intera città sepolta dalle sabbie, così questa parola, in fondo abbastanza misteriosa ed enigmatica, rappresentando ciò che rimane di un culto un tempo assai vivo ed attivo e che oggi è inglobato in altri riti ed altri miti, rivela una realtà complessa ed insospettabile; il carnevale si rivela in quanto chiave di interpretazione delle radici stesse della nostra cultura moderna.
In altri termini, la parola "carnevale" con l'insieme di azioni che essa definisce oggi, rappresenta il rudere di un intero ed antico sistema politico-religioso. Questo consisteva, ed in parte consiste ancora, di altri elementi cerimoniali e festivi che sono posti in diretta relazione con il carnevale ma che vengono celebrati in tempi diversi, formando così un ritmo annuale, legato sia a ricorrenze storico-politiche che al cambio delle stagioni ed ai fenomeni celesti.
Tutto questo sistema è, come dicevamo, molto antico, ed è stato soggetto a continui mutamenti nel corso dei secoli. Ma gli elementi principali ed i significati più profondi, pur inquadrati in "sfondi" dottrinari diversi, sono riusciti a sopravvivere.
Il carnevale in quanto festa autonoma è attivo ancora oggi con tutta la sua forza di suggestione ed i suoi significati vitali; grazie alla sua potenza evocativa si pone come segnale o parte emergente di una tradizione simbolica antichissima.
Varie culture, in tempi diversi, hanno rielaborato e ridefinito questo termine, cercando di ricomprenderlo dentro le proprie tradizioni e necessità socio-politiche.
Ma l'irriducibile essenza del carnevale quale rivelazione degli aspetti più autentici dell'anima individuale riemerge costantemente al di là di ogni tentativo di inglobarlo in ritualità che non lo riguardano.
Il carnevale ha mantenuto parte della propria struttura originaria ed il suo significato psichico, legato alla maschera, al viaggio sulle acque ed alla manifestazione gioiosa, ponendosi così come evento indipendente riguardo ai riti delle culture dominanti.
E' questa sua intatta funzione originaria di ricongiungimento con le proprie radici psichiche individuali che fa del carnevale una festa ed una ricorrenza diversa da tutte le altre.
Assegnando ai singoli partecipanti la piena responsabilità individuale dell'attribuirsi un destino già noto, appunto la "maschera"1, il carnevale rende ogni membro della festa più consapevole del ciclo vita-morte e delle periodiche metamorfosi della natura.
Il clima della festa del carnevale è pervaso da un fervore visionario, quasi si fosse in attesa di un sortilegio o di un cambiamento stupefacente. C'è una grande aspettativa, una tensione verso l'ineffabile, gioia e senso di liberazione.
Specialmente in alcune aree geografiche il carnevale, ad onta di tutti i tentativi di porlo in ridicolo e di un ostentato atteggiamento dispregiativo nei suoi confronti da parte delle culture ufficiali, rimane una festa popolare che viene accolta con grande fervore, anche operativo e creativo da parte di larghi strati della popolazione.
E' proprio questo entusiasmo operoso diffuso verso il carnevale, che si verifica completamente al di fuori di ricorrenze civili o religiose che ha attratto la mia curiosità, portandomi a scoprire una trama complessa di significati e rinvii che trascendono ogni superficiale, parziale e pregiudiziale interpretazione dell'argomento.
E' infatti diffusa la tendenza di un accostamento assai sommario e distratto sia agli elementi che costituiscono la festa che all'etimo della parola, che impedisce di andare a fondo, alla ricerca delle origini e cioè del senso reale, di ciò che rende ancora viva ed attuale questa straordinaria festa.
A dire il vero, via via che mi addentravo nel dedalo di rinvii ed argomenti cui il termine rimanda, mi rendevo conto di come imprecisioni, parzialità e pregiudizi da parte di vari ricercatori, difficilmente potevano essere casuali. Esse infatti dovevano essere motivate, almeno in parte, dalla volontà di interrompere la catena dei rinvii, prima che questi conducessero ad una verità storica ben diversa da quella che viene trasmessa ufficialmente.
Si trattava quindi di occultare una visione del mondo "scomoda" od "inutile" per l'ideologia dominante, quella visione cioè che previlegia l'ascolto e l'accoglienza. Sono infatti queste le componenti significative dell'originaria cerimonia del carnevale. Nella sua storia incontriamo una divinità monoteistica femminile, regina ed essenza dell'universo, volta al soccorso ed alla compassione.
Noi siamo abituati a ritenere positiva e giusta la figura di un maschio dominante e vincente, la cui sublimazione avviene, eventualmente, con lo sviluppo della logica e delle facoltà dello spirito. Il nostro moderno modo di pensare non previlegia certo la passività, la ricezione dell'altro da sé, come atteggiamenti da incoraggiare e diffondere. L'amore, anche se ne parliamo spesso, gode all'interno della nostra cultura di un certo discredito; per usare un luogo comune lo si direbbe "una cosa da donne", ovvero di livello secondario, non importante.
Parlare delle origini del carnevale vuol dire invece incontrare il Principio femminile che deriva il proprio potere dal possesso della calma dell'anima, dall'atteggiamento ricettivo e passivo, vuol dire incontrare Iside.

Giampaolo Di Cocco


INDICE
Lettera di Giuseppe Pontiggia - 6
Introduzione - 7
Capitolo I - La questione etimologica - 11 Capitolo II - Il Carnevale, passato, senso, struttura - 23 La divinità del carnevale Maschere e mysteria del Navigium Isidis I cortei del Navigium Isidis Navigium Isidis: il varo

Capitolo III - Principio femminile e Principio maschile - 41 Preminenza e tripartizione del Principio femminile Marduk, Pergamo e "camminare sulle acque"
Princìpi, sesso e famiglia
Satanismo del carnevale

Capitolo IV - Il calendario delle feste imperiali ed il ‘Navigium Isidis' - 53 La festa delle lampade ardenti Natalis Invicti L'anno nuovo, il Navigium Isidis, la Pasqua

Capitolo V - Tu una quae es omnia Dea Isis - 65 La frattura cattolica Iside faraonica, il Trono, la Madonna Iside ellenistica e imperiale Iside a Roma Iside in Germania

Capitolo VI - Costantino imperatore, culto solare e fondazione del Cattolicesimo - 97 Religione di Stato Costantinopoli Eliogabalo Aureliano ed il Deus Sol Invictus L'asino nel culto solare Decadenza dell'isismo

Capitolo VII - Osiride, che è lo stesso Dio - 117 L'equinozio, il Navigium Isidis e la Pasqua La crocifissione come passaggio iniziatico Il viaggio nell'anima, la percossa, l'incoronazione Similitudini e continuità

Capitolo VIII - Mater Materia - 157


GIAMPAOLO DI COCCO (Firenze 1947) ha vissuto e lavorato a lungo in Francia, nella regione di Marsiglia, e in Germania, soprattutto a Colonia e Berlino.
Nel 1977 fonda con Luciano Caruso la rivista Abaco tuttora in attività; ha collaborato con vari periodici, tra cui Alphabeta diretta da Umberto Eco, pubblicando una intervista a Bruno Zevi; e inoltre Amica, Corriere Medico (interviste a Renzo Piano e Paolo Portoghesi), Quaderni della Fondation Cartier, vari periodici degli Ordini Professionali degli Ingegneri e Architetti di Firenze e Verona, eccetera.
Tra le numerose pubblicazioni, ricordiamo nel 1999 il libro-catalogo Journal, presentato da David Galloway; nel 2001 Il Galateo dell'Artista principiante, presentato da Giuseppe Pontiggia con il quale intrattiene un epistolario protrattosi per dodici anni e nel 2004 Spazi colorati in Occidente-Note a proposito di una parabola discendente, presentato da Aldo Colonetti.
Di Cocco si occupa di varie discipline (letteratura, arti visive, architettura), nella convinzione che un percorso di conoscenza sia, nel presente momento storico, necessariamente trasversale, metaforico e polimorfo.
Così di Cocco è attivo anche nell'esperimentare la interazione tra arte e architettura, collocando installazioni permanenti in spazi pubblici in tutta Europa, da Marsiglia a Gibellina, Duisburg, Colonia, Skagen (DK), Follonica, Berlino, Firenze eccetera.
Attualmente è impegnato in Toscana nella realizzazione di opere integrate con l'architettura a Barberino di Mugello e Signa (FI) e nella realizzazione del Piano del Colore di Loro (AR).
Importanti articoli sul lavoro del di Cocco compaiono su riviste specializzate come Domus, Abitare, Ottagono ecc., oltre che sulla stampa periodica e quotidiana. Hanno scritto di lui, tra gli altri, Gillo Dorfles, Pierre Restany, Omar Calabrese, Attilio Stocchi, Giorgio Di Genova.

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di Redazione
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