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"Essere o non essere, questo è il dilemma"

"Amleto " e l'inesorabilità del destino


'Amleto ' e l'inesorabilità del destino
02/08/2011, 11:08

Nell'Amleto, Shakespeare affronta il tema della inesorabilità del destino: non si può sfuggire a un destino già scritto; destino che Amleto raggiunge attraverso la sete di vendetta, aggrappandosi ad una finta follia.

Scavando più approfonditamente all’interno della tragedia si notano molte sfaccettature e sotto temi che Shakespeare mette in scena accanto al tema principale.

La tragedia è ambientata alla corte di Danimarca dove il dubbio e l’ambiguità prevalgono. C’è incertezza tra essere e apparire, pensiero e azione. Il giovane principe sembra determinato a compiere la sua vendetta ma continuamente procrastina l’azione; l’esitazione sembra essere la sua malattia. Il dubbio è il suo antagonista, che lo perseguita fino alla fine. “Essere o non essere, questo è il dilemma: se sia più nobile nella mente soffrire i colpi di fionda e i dardi dell’oltraggiosa fortuna o prendere le armi contro un mare di affanni e, contrastandoli, porre loro fino”.  (Atto III, scena I).

Spesso Amleto è percepito come un personaggio filosofico, che espone idee che oggi sono descritte come relativismo, esistenzialismo e scetticismo.

“Non c’è niente che sia un bene o un male, ma è il pensare che lo rende tale”. (atto II, scena II). L’idea che niente sia reale eccetto la mente dell’individuo trova le sue radici nei Sofisti greci, che sostenevano che poiché nulla può essere percepito tranne che mediante i sensi, e poiché gli individui sentono, e quindi percepiscono, le cose in maniera diversa, non c’è alcuna verità assoluta, ma solo verità relative.

L’esempio più chiaro di esistenzialismo si ritrova nel monologo “essere o non essere”, dove Amleto usa l’”essere” per alludere sia alla vita che all’azione, ed il “non essere” per rivolgersi alla morte e all’inazione. Prima dell’epoca shaskesperiana, gli umanisti avevano sostenuto che l’uomo era la più grande creazione di Dio, fatta a Sua immagine ed in grado di riconoscere la propria natura, ma questo punto di vista fu messo in dubbio.

La tragedia è una delle più famose. Lo spettro del re Amleto, il defunto sovrano, appare dinanzi al figlio e svela la tremenda verità: la moglie Geltrude e il fratello di suo padre Claudio si amavano fin da prima della sua morte, e quest’ultimo, desideroso del suo trono, un pomeriggio, vedendolo addormentato in giardino, gli versò nell’orecchio un veleno mortale. Alla fine della tragica storia lo spettro chiede al giovane di vendicarlo, e questo accoglie senza indugiare la richiesta. Ma Amleto scambia il ciambellano Polonio, padre della sua fidanzata Ofelia, per il re e lo uccide. Ofelia, ormai pazza, si suicida gettandosi in un lago. Laerte, fratello di Ofelia, sfida a duello Amleto. Durante il duello, la Regina chiede da bere e bevendo dalla coppa di vino avvelenata, muore. Laerte muore per il veleno sulla punta del fioretto e poi, muoiono Claudio e lo stesso Amleto. Il nuovo re è Fortebraccio, principe di Norvegia, giunto al castello, sale sul trono in quanto quello con maggiori diritti a reclamarlo, e dispone grandi funerali per il defunto principe. L’errore, l’esitazione di Amleto lo condannano inesorabilmente alla morte.

 

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di Rossella Saluzzo
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