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"Il libro delle superstizioni", a cura di M.Niola ed E.Moro

Arriva il "prontuario della superstizione"


Arriva il 'prontuario della superstizione'
22/01/2010, 21:01

NAPOLI - Un gatto nero con scatto felino vi taglia la strada? Niente paura: da oggi la soluzione, che si creda o meno alle superstizioni, è a portata di tutti.
Un team di antropologi, capitanato da Marino Niola e Elisabetta Moro, si è preso la briga di raccogliere in un volume, intitolato appunto "Il libro delle superstizioni" (edito da L’ancora del Mediterraneo), gli antidoti a tutti i malefici, dal malocchio alle fatture, frutto di un'accurata ricerca scientifica.
Molte le frasi celebri e le riflessioni autorevoli sul tema, come “Essere superstiziosi è da ignoranti, ma non esserlo porta male”, dice Eduardo De Filippo; oppure “La superstizione porta sfortuna”, di Umberto Eco; “Nessuno è più superstizioso degli scettici”, Lev Trotskij e Totò, il Principe della risata, era forse il più superstizioso di tutti i tempi, perché molto intelligente…
Un gatto nero in atteggiamento di sfida troneggia sulla copertina bianca sul libro che è in pratica una piccola enciclopedia della superstizione, Si può leggere dalla a alla zeta, ma anche trasversalmente e oltre a contenere un pensiero deduttivo, scientifico, è sostenuto da uno magico. La magìa pervade, infondo, la nostra vita e le nostre azioni: gli uomini vi ricorrono per superare i rischi del vivere e le incognite della realtà.
"La superstizione - spiega Niola, docente di Antropologia dei simboli all'Università Suor Orsola Benincasa – dà corpo alla parola che determina cambiamenti sulla realtà, non solo un modo di dire: ecco perché il teatro è un luogo profondamente abitato dalle superstizioni, è qui che la parola prende la forma della realtà, il corpo diventa fantasma e la lingua mistero." Gli fa eco Elisabetta Moro, anche lei docente di Antropologia culturale al Suor Orsola, secondo cui "la scelta, il dubbio, l’inquietudine trovano una risposta nella superstizione. Un fenomeno che coinvolge tutti". E inoltre, aggiunge, “i superstiziosi sono soggetti evolutivamente più sofisticati degli scettici, hanno più chance di sopravvivenza perché questi ragionano con un solo software mentre il superstizioso ne ha vari che elaborano i dati."

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di Redazione
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