Cultura e tempo libero / Cultura

Commenta Stampa

Elogio per il maestro Mimì Palmiero in terra africana

Associazione dei Campani del Sud Africa festeggia 16 anni di vita


Associazione dei Campani del Sud Africa festeggia 16 anni di vita
01/09/2010, 18:09

JOHANNESBURG - E’ il dialetto la via per trasmettere ai giovani italiani nel mondo il senso di appartenenza alla patria dei loro padri, che va rapidamente e inesorabilmente estinguendosi? Questa sembrerebbe la direzione indicata da uno studio recentemente presentato alla Consulta dell’Emigrazione della Regione Campania. Ne ha parlato ai corregionali di Johannesburg sabato sera al Club Italiano il consultore e presidente dell’Associazione dei Campani del Sud Africa Donato Barecchia, in occasione della festa per il sedicesimo anniversario. Ma soprattutto ne hanno dato riscontro la colonna sonora della serata, largamente dedicata alla canzone napoletana, e due interpretazioni dialettali che hanno scaldato l’atmosfera come ormai è difficile riscontrare nelle riunioni delle associazioni comunitarie, sempre meno frequentate e per questo sempre più distanziate nel tempo.

Questa serata campana ha invece avuto un successo che lascia sperare in una possibile inversione di marcia e nel recupero almeno parziale dei soci che non vedono il motivo di partecipare a feste che non si differenziano più le une dalle altre se non sulla base dei fattori negativi. Ne va dato merito agli organizzatori e ai loro collaboratori che hanno dedicato tempo ed energie alla preparazione di un programma che uscisse dall’abitudinario. Il che è avvenuto – oltre che con l’assaggio gratuito della Birra Friulana Moretti, importata e offerta da Maurizio Reffo dell’Adriatic Ship Supply, e con un balletto indiavolato presentato da due giovanissime danzatrici - attraverso una poesia dialettale di Mimì Palmiero magistralmente recitata da Rina Caldeira e una scenetta comica scritta per l’occasione dal socio onorario Vincenzo Merolla, presente in sala, e interpretata con grande naturalezza da Gennaro Campanile ed Elvio Solimeo.

La poesia esprimeva, in sostanza, la rabbia dei napoletani verso i politici corrotti e corruttori che hanno fatto sì che quella che era “la stella più bella di tutte le stelle”, cioè Napoli, diventasse un cumulo di spazzatura, ma lo faceva con tutte le coloriture e il sentimento che il dialetto esprime meglio della lingua. Eccone, ad esempio, le strofe d’apertura: “M’arricordo Napule d’e tiempe antiche / quanno esisteva ‘o mare, ‘o sole e ‘o vero amico. / Mo chiagne Napule, a “riggina”, pe’ colpa ‘e sti pulitiche mappine, che songhe proprio ‘a fotografia ‘e tutt’ ‘a munnezza miez’ ‘a via! / Napulità, cacciammo ‘e mariuncielle, facimmo turnà a Masaniello”.

Commenta Stampa
di Redazione
Riproduzione riservata ©