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Tanti artisti noti nel cast: musiche di Eugenio Bennato

"Bene mio, core mio” al teatro delle palme di Napoli


'Bene mio, core mio” al teatro delle palme di Napoli
08/11/2010, 17:11

Napoli, 8 novembre - Lunetta Savino debutta mercoledì 10 novembre alle ore 21 al teatro Delle Palme di Napoli in "Bene mio, core mio", la commedia di Eduardo riproposta da Bruno Colella, ventisette anni dopo l'ultimo allestimento. Nel cast, oltre a Colella e alla Savino, Lina Polito, Bianca Nappi, Giovanni Allocca, Nicola Vorelli, Marco Tornese, Antonella Migliore, Franco Pica e Gennaro Monti, chiamato a sostituire, per alcune repliche, Vittorio Ciorcalo, bloccato da motivi di salute. Le musiche, con canzoni originali, sono di Eugenio Bennato. "Bene mio, core mio" è stata nel 1983 l'ultima regia di Eduardo e da quell'anno non è stata più riallestita. Il titolo riprende un'espressione abituale con cui a Napoli si identifica ironicamente il tiro giocato ai danni di qualcuno da un'insospettabile persona di famiglia. La commedia andò in scena al teatro Eliseo l'11 dicembre 1955. Eduardo la ripropose nel ciclo televisivo del 1964, interpretata da un'attrice non napoletana, Anna Miserocchi. Nel 1983 la affidò ad una formazione guidata da Isa Danieli e Piero Di Iorio, firmandone lui stesso la regia. Per l'occasione revisionò il testo, rendendo il finale ancora più aspro e stridente. "Bene mio core mio - ricorda nelle note di regia Bruno Colella - è stata definita la commedia di Eduardo più napoletana ed in effetti sia i personaggi che gli ingredienti di questa storia sono talmente 'napoletani' da permettere, a chi opera, di andare a sottrarre proprio in quella direzione, quindi ai suoni della strada, alle signore di rimpetto, alle cameriere di Mondragone, ai comò e ai ragù senza che ciò tolga forza alla profonda identità partenopea della vicenda ed agli stati d’animo di chi la vive; con questa premessa l’interpretazione del testo parte con una esibizione di 'maschere' contemporanee che rimandano ai centri commerciali, ai vicoli del Pallonetto di S.Lucia ma anche, come nel caso dei due protagonisti, ad un antico ed elegante condominio del Vomero, un po’ sinistro e completamente staccato dalla realtà". "Eduardo - continua Colella - questa volta si trova ad arbitrare una vicenda a tinte fosche, forse una delle più intricate fra le sue commedie; c’è una sorella di mezza età legata al maturo fratello tanto da minacciare il suicidio se lui non le dedica l’esistenza, un giovane verduraio arrampicatore sociale avido di soldi e desideroso di aprire un negozio al centro, soggetto a sua volta ad una ricca matrigna ossessionata dalla religione e dall’aldilà e per questo vulnerabile ai raggiri; due vicini invadenti che ci sguazzano e un architetto pronto a ristrutturare il suo appartamento. Ed il maturo restauratore di quadri decide di risolvere i suoi problemi così come è abituato a fare col suo lavoro, cioè pulendo, ricostruendo, rigenerando, forte della materia nobile che è abituato a trattare, non da artista incantato ma da incantatore abile e pragmatico, portatore sano di arte e fantasia, ed è così che seduce a sorpresa la affascinante matrigna, ed è così che da consumato giocatore si sottrae alle insidie portate dalle persone che lo circondano e con uno scacco matto stende i suoi ambigui avversari. Ma il vero capolavoro di restauro Lorenzo forse lo compie con la vita della sorella Chiarina che da rassegnata zitella e da pallida vittima di una improbabile e sgangherata truffa diventa unico attore vincente di questa vicenda, recuperando in un solo colpo la propria femminilità, e una maternità alla quale aveva ormai rinunciato; tutto questo senza neppure pagare lo scotto più alto, e cioè la convivenza col grezzo e infido padre della sua creatura".
"Il raffinato copione di Eduardo - conclude Colella - viaggia a cento all’ora, permettendosi anche disinvolte e veloci soluzioni narrative, e si sofferma nella descrizione attenta dei conflitti di coscienza, delle torbide sfumature di sentimenti a cui sono condannati gli esseri umani che amano; il tutto fra colpi di scena alla Garcia Lorca, angeli, diavoli e percorsi del pensiero che solo Napoli riesce a registrare. La messa in scena si muove invece su due piani: quello della recitazione tradizionale che lascia rigorosamente intatto il senso drammaturgico dell’Opera e quello più disinibito della confezione che tende attraverso il linguaggio della video-arte e della canzone d’autore a sovvertire 'tipi' e stereo-tipi proponendo incantesimi metropolitani scarni, efficaci, privi di enfasi, come nella performance di un fine dicitore".

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di redazione
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