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UN FEDELE REMAKE ARRICCHITO DAI COLORI DELLA CAMPANIA

Benvenuti al Sud, la recensione


Benvenuti al Sud, la recensione
28/10/2010, 15:10

Alberto (Claudio Bisio) è un tranquillo direttore delle poste della bassa Brianza, una vita tranquilla e una promozione che non arriva: gli preferiscono un disabile e lui per tutta risposta si finge a sua volta disabile nella speranza di avere una corsia preferenziale. Viene scoperto e non solo la promozione non arriva, ma Alberto è costretto a lasciare la Brianza per andare a lavorare due anni in Campania. Tutti gli stereotipi sui meridionali vengono riassunti nel gesto che "sconvolge" lo spettatore: Alberto sapendo di andare al Sud Italia indossa un giubotto anti-proiettile per paura di lasciarci la pelle.
Come si sa , "Benvenuti al Sud" è un remake del famoso "Giù al Nord", deliziosa pellicola francese di cui la controparte italiana copia gag e sconnessioni, riadattandola al dialetto napoletano. Nella versione originale francese la mimica di Dany Boon e Kad Merad ha il sopravvento su tutto il resto, i tempi comici di Bisio e Alessandro Siani (l'impiegato napoletano delle poste che accoglie Bisio) sono prettamente più cabarettistici, con tempi di comicità diversi.
Dal punto di vista della storia il film non fa una piega, per quanto riguarda l'adattamento si può notare che Massimo Gaudioso (lo sceneggiatore del film) lo ha (ri)scritto adattandolo efficacemente ad alcuni luoghi comuni e ad alcune contrapposizioni socio-culturali (basti pensare che la birra o la grappa del nord diventano caffè e limoncello al Sud, il gorgonzola viene contrapposto alla mozzarella e la freddezza dei costumi nordici sono messi a paragone con il folklore e con i rumori meridionali). Anche i colori aiutano in questo contrasto, tonalità che diventano calde e forti al Sud. Alberto si accorge presto che al Sud si vive bene (si trova a Santa Maria di Castellabate nel cilento) e che i pregiudizi del Nord sono del tutto assurdi.
Il film è bello, divertente, ben recitato, ma ci resta l'amaro in bocca: non abbiamo altro modo se non importare un film francese per parlare di argomenti e problemi a noi così conosciuti?

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di Roberto Russo
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