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Barzelletta, poi minaccia di licenziare la giornalista

Berlusconi, la barzelletta censurata e le minacce



Berlusconi, la barzelletta censurata e le minacce
21/04/2011, 22:04

Questa sera ad Annozero c'è stata una novità: è stato trasmesso un pezzo registrato durante una delle interviste al Presidente del Consiglio, Silvio Berlusconi. E' una delle tante barzellette, ma questa volta è pesante, come si può apprezzare dal video.
Il conduttore della trasmissione Michele Santoro, dopo averla fatta vedere, si chiede cosa sarebbe successo, se la stessa barzelletta fosse stata fatta dal premier di Inghilterra, Germania o Usa (inutile chiederselo: si sarebbe dimesso a furor di popolo cavalcato dall'intero Parlamento, unendo centro, destra e sinistra, ndr). Poi si chiede come mai è stata censurata questa battuta.
Io invece ci aggiungo due osservazioni. La prima riguarda il comportamento della giornalista: prontissima a togliere il microfono davanti al premier, appena intuisce che la cosa si sta facendo pesante; pronta a rassicurare la guardia del corpo del premier che avrebbe tagliato la battuta; insomma, molto servile. Cioè l'esatto contrario di un giornalista, che deve riportare la notizia.
La seconda riguarda il comportamento del premier, quando ha detto: "Se pubblica questa cosa, la licenzio". Tanto per fare un esempio, George Bush venne praticamente crocefisso dalla stampa americana, quando fece una gaffe, rimproverando un giornalista di usare gli occhiali da sole davanti a lui, quando tutti sapevano che si trattava di un non vedente. Sarkozy, che minacciò dei giornalisti, è stato praticamente spellato vivo da tutta la stampa avversaria e criticato da quella a lui più vicina. Invece, nel caso di Berlusconi, non si è mai saputo niente; nessuno ha reagito. Lui minaccia i giornalisti (e non è la prima volta, lo fece anche in una conferenza stampa nei confronti di una giornalista Rai, le disse: "Si ricordi che presto ci saranno le nomine dei direttori di TG") e nessuno ne parla. Questo accade solo nei regimi dittatoriali, non nei Paesi democratici dove la stampa è libera.

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di Antonio Rispoli
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