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Parla l'attore ed autore sempre proteso verso la comicità

Biagio Izzo protagonista al Teatro Augusteo di "Un te per tre"


Biagio Izzo protagonista al Teatro Augusteo di 'Un te per tre'
10/02/2010, 15:02

“Uno spettacolo per ridere che puntando sul solito clichè, tra spunti di riflessione e balletti, propone al pubblico una commedia moderna ma in linea con la nostra tradizione teatrale”. Così l’attore Biagio Izzo, a proposito di “Un tè per tre”, la commedia da lui stessa scritta insieme con Bruno Tabacchini, che lo vedrà da venerdì prossimo protagonista al Teatro Augusteo”. Con la regia di Claudio Insegno, le musiche di Paolo Belli ed il balletto diretto da Germana Bonaparte, lo spettacolo che vedrà in scena anche Teresa Del Vecchio, Francesco Procopio, Antonio Ferrante, Monica Guazzino, Paolo Bonanni, Paola Quilli, Emanuela Morini e Tommaso Spinelli, nello spazio di Piazzetta Duca d’Aosta, dove rimarrà fino a domenica 28 febbraio, porterà una storia definita dagli autori di “amicizia e sentimenti, tradimenti e ripensamenti”. Due amici - questa in breve la trama- avevano giocato una schedina al totocalcio, in società. Mai avrebbero messo in conto l’ipotesi d’indovinare tredici risultati tutti di fila sulla stessa colonna. Quella  volta però accadde l’inverosimile. Con un montepremi record di trentaquattromiliardi, venne registrata anche la vincita più alta in assoluto nella storia del Totocalcio. Uno dei due amici non resse all’emozione: colto da infarto ci rimase sul colpo. L’occasione fa l’uomo ladro, si dice; così il superstite incassò l’intera vincita che lo iscrisse a pieno titolo nel club dei miliardari, precipitandolo senza scampo nel girone dei dannati a vita. Se il totocalcio gli aveva regalato  fortuna e successo, il rimorso, lo aveva trascinato nell’abisso dei sensi di colpa tanto che alla fine, in preda alla disperazione, decide, dopo trent’anni, di restituire la somma sottratta, all’unico erede dell’amico tragicamente scomparso chiedendo il suo perdono. Tutto facile, sembrerebbe, se non  intervenissero i soliti di colpi di scena a complicare la storia”. 

Ben evidenziato dai suoi numerosi successi, qual’è secondo lei l’ ingrediente giusto per uno spettacolo gradito dal pubblico?

La comicità - risponde Biagio Izzo- sono convinto che la gente al teatro va soprattutto per divertirsi. Vivendo in uno mondo così pieno di crisi e tragedie, il pubblico se spende i suoi soldi per andare a vedere uno spettacolo, lo fa per dimenticare, almeno per due ore, le tristezze della società e per rilassarsi”.

Che ne pensa della televisione e dei tanto criticati reality show da più parti indicati come dannosi per le famiglie?

“Personalmente non amo molto la televisione ma per quanto concerne i reality, nonostante tutto quello che si dice al proposito, compreso il loro effetto dannoso sulla società, devo affermare, che sostanzialmente sono gli italiani a volerli. Confermando di essere un popolo di ‘inciucioni’, sono gli stessi spettatori italiani morbosamente attaccati alla Tv a sancirne la sopravvivenza.  Se questi programmi, infatti, non ottenessero degli share così alti, sarebbero finiti da un pezzo. Purtroppo la realtà è un’altra e corrisponde al fatto che i vari ‘Grande Fratello’ e così via, piacciono tantissimo nonostante il loro effetto dannoso. Se pensiamo alle trasmissioni di grande prestigio con grandi autori ed ospiti di riguardo che vengono chiuse perché non raggiungono i cosiddetti picchi, a farsi avanti è davvero la tristezza. Che dire! In Italia, i reality sono come la pasta e fagioli: in pubblico nessuno sembra ordinarla quasi per vergogna, mentre in casa tutti la mangiano avidamente”.

Lei che spesso, trasformando la tragedia in farsa, fa ridere sulle negatività della nostra città, come vive questa Napoli attuale?

“La vivo con la ferma convinzione che le cose possono veramente cambiare. Ecco perché quando porto in teatro le sue parti meno belle, lascio sempre spazio alla speranza. Anche se a volte la nostra città non è proprio perdonabile, non penso sia giusto che la  si abbandoni denigrandola senza neanche tentare di mutare in meglio la realtà”.

 

                          

 

 

 

                              

 

 

 

 

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di Giuseppe Giorgio
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