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Cannes: applausi per “This must be the place” di Sorrentino


Cannes: applausi per “This must be the place” di Sorrentino
21/05/2011, 09:05

CANNES  - E’ un Sorrentino superstar, quello visto ieri a Cannes. Il regista italiano (nella foto)  per il suo This must be the place,   protagonista il grande Sean Penn, ha strappato oltre dieci minuti d’applausi alla proiezione ufficiale e catalizzato  l’interesse della stampa internazionale. Il lungometraggio: "E’ il romanzo di formazione di un uomo rimasto bambino fino a 50 anni. Sono partito dalla mia curiosità ossessiva sui nascondigli dei criminali nazisti e dall'interesse per un romanzo di formazione di un uomo rimasto bambino fino a cinquant'anni, un ruolo per cui mi sembrava ideale l'idea di una rockstar": così il regista, il giorno prima,  in conferenza stampa, ha spiegato  il senso della pellicola. La cui idea è nata proprio qui al Festival, tre anni fa: quando lui è stato premiato per Il Divo, e Penn era il presidente della giuria. Così Cheyenne, personaggio portante del film, vestito, truccato, imprigionato nella sua immagine dei tempi d’oro, parte da Dublino, attraversa l’America, impara cos’è la vendetta, e torna a casa, finalmente cresciuto, finalmente adulto.
Cheyenne, ebreo, cinquantenne, ex rock star di musica goth, rossetto rosso e cerone bianco, conduce una vita più che benestante a Dublino. Trafitto da una noia che tende, talora, ad interpretare come leggera depressione. La sua è una vita da pensionato prima di aver raggiunto l’età della pensione. La morte del padre, con il quale aveva da tempo interrotto i rapporti, lo riporta a New York. Qui, attraverso la lettura di alcuni diari, mette a fuoco la vita del padre negli ultimi trent’anni. Anni dedicati a cercare ossessivamente un criminale nazista rifugiatosi negli Stati Uniti. Accompagnato da un’inesorabile lentezza e da nessuna dote da investigatore, Cheyenne decide, contro ogni logica, di proseguire le ricerche del padre e, dunque, di mettersi alla ricerca, attraverso gli Stati Uniti, di un novantenne tedesco probabilmente morto di vecchiaia.
Il napoletano Paolo Sorrentino, classe 1970, esordisce con il cortometraggio Un paradiso, co-diretto con Stefano Russo, presentato in concorso al Palermo film festival nel 1995. Lo stesso anno lavora come ispettore di produzione al film Il verificatore di Stefano Incerti: a detta dello stesso Sorrentino, l'esperienza è stata decisamente negativa. Lavora poi come aiuto-regista nel cortometraggio Drogheria di Maurizio Fiume, scrive insieme a Silvestro Sentiero la sceneggiatura per il lungometraggio Napoletani, che nonostante il Premio Solinas non sarà realizzato, e collabora con il regista Antonio Capuano alla scrittura di Polvere di Napoli (1998). Contemporaneamente inizia a lavorare anche per la televisione, scrivendo alcuni episodi della serie televisiva La squadra. Il cortometraggio L'amore non ha confini (1998), surreale storia d'amore ricca di rimandi cinematografici, segna l'inizio della collaborazione di Sorrentino con la neonata Indigo Film, che produrrà tutti i film del regista. Tra il 1998 e il 1999 scrive con Umberto Contarello la sceneggiatura La voce dell'amore per un film sulla musica neomelodica napoletana da affidare al regista Michele Placido, che non sarà mai realizzato. Il corto successivo, La notte lunga (2001), è co-prodotto dalla Regione Lombardia nell'ambito di una campagna contro l'uso di droga.

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di Rosario Scavetta
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