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CANZONI D'AMORI FEROCI


CANZONI D'AMORI FEROCI
04/02/2008, 10:02

E’ un viaggio nel sentimento d'amore, cantato e scritto in modi distanti e fusi in una deliziosa invenzione. E’ Canzoni d’Amori Feroci, spettacolo-concerto firmato ed interpretato da Cristian Ceresoli e Antonio Pizzicato, anomala coppia di teatranti che ama sperimentarsi su terreni poco frequentati, al suo debutto a Napoli, giovedì 7 febbraio 2008 alle ore 21.00 (repliche dal giovedì alla domenica fino al 17) negli spazi del Teatro Elicantropo.
Dopo l’ambizioso poema cantato Voce Sola, Ceresoli e Pizzicato cambiano decisamente rotta e si lanciano in un divertissement intorno al più eterno e abusato dei temi, l’amore. Ma lo fanno a modo loro, montando per frammenti e appunti una grande quantità di materiale eterogeneo, mescolando e contaminando gli stili e i linguaggi, scivolando con leggerezza tra alto e basso, tra registro colto e intrattenimento.
Canzoni d’Amori Feroci sono degli appunti per un concerto pop. Appunti perché la forma di questo concerto è quella caotica e spontanea degli appunti appena presi, delle storie appena nate, delle canzoni appena inventate e raccolte nell’immenso e furioso tema degli amori. Feroci. Canzoni originali, piccoli racconti, articoli dai giornali, poesie cantate e altre storie improvvisate.
 “Ci interessava lavorare su un’idea di teatro popolare e immediato, qualcosa che arrivasse al pubblico senza troppe mediazioni – spiega Pizzicato – Per questo abbiamo scelto canzoni orecchiabili da un lato e poesie d’amore molto note nell’altro. Cose di cui bastano pochi accenni perché tutti le riconoscano”.
Il risultato è un gioco musicale e poetico, condotto con il supporto del chitarrista Riccardo Marconi, che ribalta le aspettative invitando il pubblico a commuoversi e ridere senza pudore: ci sono i versi immortali di Shakespeare, Leopardi, Dante, Catullo, cantati come fossero facili melodie pop, e ci sono pezzi rubati a moranti, Jovanotti, Cementano, Tozzi, Zucchero detti come fossero poesia pura.
Una giostra che gira al ritmo di “un cuore matto, matto da legare ” e si placa quando la “bocca mi baciò tutto tremante”, per poi ricominciare con Besame Mucho in versione napoletana. Si passa da una versione rock del duetto al balcone tra Romeo and Juliet di Shakespeare, alla storia dei lussuriosi Paolo e Francesca, con il loro bacio galeotto, riproposta come un brano di musica leggera.
Ancora l’erotico e arrabbiato Catullo ci dirà dei “mille basia” che chiede alla sua “tipa” al ritmo conturbante di un latino-americano, fino alla meravigliosa storia di Silvo e la bella Veronica Lario. Uno slancio della fantasia che vuole essere spregiudicata e allegra, come lo è la poesia.

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di Redazione
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