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CARLO REZZONICO: LA FAMIGLIA, L'EPISCOPATO PADOVANO, IL PONTIFICATO


CARLO REZZONICO: LA FAMIGLIA, L'EPISCOPATO PADOVANO, IL PONTIFICATO
11/11/2008, 12:11

Ad un mese esatto dall'inaugurazione della grande mostra "Clemente XIII Rezzonico. Un papa veneto nella Roma di metà Settecento" (Museo Diocesano, 12 dicembre 2008 - 15 marzo 2009), Padova dedica a Carlo Rezzonico, futuro papa Clemente XIII, una intensa giornata di studio. Il Convegno, dal titolo "Carlo Rezzonico: la famiglia, l'episcopato padovano, il pontificato" si terrà nell'Aula Magna del Palazzo del Bo ed è promosso dalla Regione del Veneto e dalla Diocesi di Padova.
L'obiettivo dei promotori è quello di affrontare e mettere a fuoco alcuni aspetti della vita del vescovo pontefice che non sono stati finora compiutamente studiati.
Innanzitutto le sue origini familiari. Suo padre Giambattista apparteneva a una vecchia famiglia originaria di Como, immigrata da Genova a Venezia nel 1640 e inscritta nel 1687 nel Libro d'oro del patriziato veneziano. Sua madre Vittoria Barbarigo era lontana parente con i Barbarigo di Santa Maria del Giglio. Dopo la laurea in teologia e diritto canonico conseguita nel 1712 presso l'Università di Padova, entrò nel 1714 nell'Accademia dei Nobili a Roma, dando così inizio alla sua carriera ecclesiastica.
Ordinato sacerdote nel 1716 a 23 anni, si mise a servizio della Curia, prima come referendario della Segnatura, poi come governatore di Rieti e di Fano. Richiamato a Roma nel 1723, fu nominato ponente nella Congregazione della Sacra Consulta e nel 1728 auditore veneto della Sacra Rota. Il 20 dicembre 1737, nella elezione cardinalizia riservata alle potenze, fu creato cardinale. Corse allora voce che per il cappello cardinalizio la famiglia Rezzonico avesse versato a Neri Corsini, cardinale nipote di Clemente XII, la somma di 30.000 scudi. Negli anni trascorsi in Curia non fu certo un personaggio di primo piano.
Acquistò una certa notorietà per la sua attività pastorale come vescovo di Padova. Eletto l'11 marzo 1743, entrò in diocesi nel settembre dello stesso anno con idee molto chiare e con obiettivi ben precisi che perseguì fino alla fine del suo episcopato, tanto da meritare una significativa testimonianza da parte del Papa. "Il card. Rezzonico - scrisse Benedetto XIV nel 1746 - è assolutamente il prelato più degno che abbiamo in Italia". Non meraviglia quindi che alla morte di Benedetto XIV il Rezzonico sia stato chiamato a succedergli.
Del suo pontificato (1758-1769) si è largamente trattata la questione della soppressione della compagnia di Gesù, meno la condanna de l'Encyclopédie di Diderot e d'Alembert, de L'esprit dell'Helvetius, dell'Emile di Rousseau e la messa all'indice dell'opera del vescovo coadiutore di Treviri Niccolò von Hontheim, De statu ecclesiae et legitima potestate Romani Pontificis, lesiva del primato di giurisdizione del Papa. Sono passate sotto silenzio le sue lettere encicliche indirizzate alla chiesa universale, la sua attenzione verso l'arte (durante il suo pontificato fu portata a termine la Fontana di Trevi) scegliendo artisti quali Mengs, Batoni, Piranesi e affidando l'ufficio di commissario delle antichità romane al Winckelmann; questi temi saranno però ampiamente illustrati nella mostra di dicembre.

 

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di Redazione
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