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Caserta. Alla Galleria Nicola Pedana Arte Contemporanea la mostra di Francesco de Molfetta


Caserta. Alla Galleria Nicola Pedana Arte Contemporanea la mostra di Francesco de Molfetta
11/10/2013, 15:54

CASERTA - Si inaugurerà sabato 9 novembre alle ore 19, presso la galleria Nicola Pedana Arte Contemporanea in via Don Bosco 7 a Caserta, la mostra personale di Francesco de Molfetta, dal titolo “Demology”, a cura di Massimo Sgroi.
In esposizione una serie di opere che vivono in relazione con il territorio e, soprattutto, con la visione popolare (non pop) dell'immaginario collettivo campano.
In occasione del vernissage sarà presentato il catalogo Democracy.
Le opere dell’artista saranno in mostra alla galleria Nicola Pedana Arte Contemporanea fino al 15 dicembre prossimo.
Nel testo il curatore così scrive: “Ironico, iconoclasta, provocatorio eppure dotato di un forte apparato concettuale che connota le sue sculture come un detonatore dell'accadere artistico. Francesco de Molfetta non è un artista che può lasciare indifferenti; solo apparentemente potrebbe essere associato alle immaginarie dell'eccesso pop di una certa arte Kitsch. In realtà l'artista milanese è uno scultore e, con i suoi lavori, riempie lo spazio, non solo quello fisico ma, soprattutto, quello della mente. Non è casuale che l'ironico Padre Pio sia più vicino alla graffiante destrutturazione della teologia dell'ubik di Philip Dick che non agli iperpopolari lavori di Jeff Koons”. Sgroi ancora aggiunge: “Non a caso la mostra si chiama Demology, ovvero il rapporto individuale che De Molfetta ha con la cultura demologia del luogo. La scelta estetica e formale di realizzare delle opere secondo la tradizione della ceramica di Capodimonte risponde esattamente a questa esigenza. Leggere antropologicamente quella che è la memoria della gente comune riparametrandola attraverso la sua sensibilità. Allo stesso modo il Gondam-Obama e la dissacrazione dei fast food Mc Donalds diventa contaminazione virale di un processo che oggettualizza l'immagine come la vita stessa. Seguendo le sue sculture, posizionate, fra l'altro, anche nel cuore della città, egli riscrive il luogo dotandolo della sua forza ironica. Un modo per obbligare una terra dalle grandi tensioni sociali a fare i conti con i codici prestabiliti che le moderne dittature tecnotroniche impongono. Se è vero che l'arte non può stabilire la verità almeno che essa serva a svelare l'inganno”. 

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di Redazione
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