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Gli orrori del Nazismo raccontati attraverso il calcio

Caserta: con "M120XM90" il Teatro Civico 14 sorprende ancora

Ottima la performance di Corrado La Grasta

Caserta: con 'M120XM90' il Teatro Civico 14 sorprende ancora
31/01/2011, 22:01

CASERTA - Otto bidoni d'alluminio, otto neon a formare un rettangolo di scena, una storia (vera) da brividi, un'ottima regia ed un attore dannatamente bravo: non serve poi molto per confezionare uno spettacolo teatrale appassionante e di ottimo livello.
Ancora una volta, il  Teatro Civico 14 di Caserta, riesce a sorprendere positivamente la platea proponendo un'opera in voce singola diretta da Giulia Petruzzella e magistralmente interpretata dal giovane Corrado La Grasta. Un'ora di rievocazione intensa e a tratti commoventi che, attraverso i sogni del calcio e dell'arte creativa, racconta l'incubo del nazismo e dei campi di concentramento. La storia si divide in quattro quadri e  comincia con l'impresa sportiva della storica e leggendaria Dinamo Kiev classe 1940; il team di campioni ucraini che umiliò le squadre di calcio del III Reich e venne decimato dai nazisti dopo aver surclassato la compagine tedesca della Flakelf.
La Grasta racconta giocando con voci, musiche, immagini e suoni che riportano nel plumbeo ed agghiacciante periodo nazista ed arriva al secondo quadro, quello dell'utopia di Terezin; la città-ghetto che durante la seconda guerra mondiale ospitò il maestro d'opera ebreo Hans Krasa. L'illusione brutalmente infranta della sua operina "Brundibar"; utilizzata dai tedeschi a scopo propagandistico e come esempio di "rieducazione riuscita" che si trasformò poi in biglietto di sola andata verso i campi di sterminio.
Il terzo quadro si apre con  tre colori strappati via (viola, marrone e rosa) e rappresenta l'oscura realtà vissuta nelle fortezze della morte dai Testimoni di Geova, dai Rom e dagli omosessuali. Poi il nero, quello del Dott.Menghele e dei suoi orribili ed ossessivi esperimenti sui gemelli deportati. Il quarto ed ultimo quadro richiama il colore grigio; il colore della codardia e dell'umiliazione, il quadro di chi, per sopravvivere, era disposto a tradire i propri fratelli catturati dai nazisti.
Ma dopo il supplizio e la schiavitù mortificante, dopo il tradimento dei propri valori e della propria famiglia, si torna su un campo di calcio improvvisato. Un campo di calcio dove si giocava una partita tra schiavi e schiavisti, tra bene e male, tra arroganza e dolore. La Grasta coinvolge tutti raccontando della svolta finale: un ebreo livornese che gioca la sua partita con un gruppo di ufficiali tedeschi e decide, per morire da vivo, di fare ciò che durante le finte partite giocate nel campo di Auschwitz era severamente vietato: tirare verso la porta avversaria.
Controllo, 10 passi in avanti, sguardo in alto verso il portiere, tiro e "Go...": l'esultanza spezzata dalla follia di una dittatura sanguinaria, il sogno di liberazione che si realizza per un istante e dura tutta l'eternità; nella memoria di chi è sopravvissuto e ha raccontato.
Parlare del periodo nazista e dei campi di concentramento, soprattutto nel 2011, non è semplice e presenta non pochi rischi di scivolamento retorico. Ma con "M120XM90" l'impatto è suggestivo, vibrante e mai scontato o già sentito. La platea applaude, La Grasta si dimostra all'altezza di un compito non facile da svolgere con una sceneggiatura minimalista.

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di Germano Milite
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