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Chiude la rassegna Omaggio a Pina Bausch


Chiude la rassegna Omaggio a Pina Bausch
18/04/2010, 11:04

Progetto di ricerca In.Co.” in scena la Tin (Teatri Instabile di Napoli) domenica 18 aprile alle ore 21.00, chiude la rassegna di danza “Omaggio a Pina Bausch”, ideata da Michele Del Grosso e organizzata dalle compagnie Akerusiadanza, Artgarage, Crasc, Itinerarte e Teatroinstabile.
In.Co. è un progetto artistico che prova ad indagare il codice dell’incomunicabilità.
Cosa accade se due corpi percepiscono e abitano lo spazio in modo profondamente diverso?
Quando mettono a fuoco l’ambiente circostante facendo leva su sensi diversi? Quando, pur sfiorandosi, non entrano in rapporto tra loro perché i propri codici sono incompatibili? Può dialogare uno sguardo sordo con un udito cieco?
Come si comporterebbe un corpo esterno, che si trovasse ad essere spettatore della relazione tra siffatti corpi nello spazio?
L’incomunicabilità tra i corpi fa sì che il ”mondo/spazio” in cui agiscono possa essere reso oggettivo dallo spettatore e osservato nella sua dimensione macro.
Solo per questo, forse, lo spettatore può entrare in comunicazione con tale mondo/spazio.
I corpi, indipendentemente dal fine con cui agiscono, se per incontrarsi o per distanziarsi, entrano ineluttabilmente in contatto ed ogni contatto tra loro diventa un “altro-luogo” in cui le differenze si possono annullare o accentuare.

La comunicazione e l’incomunicabilità diventano pura contingenza, così come la diversità giace sul confine tra la repulsione e la profonda attrazione. Tra la paura e il desiderio mimetico.
Differenti movimenti, le diverse prospettive e i divergenti usi degli oggetti, plasmano lo spazio come “chiaroscuri” che scaturiscono l’azione.
La diversità è l’anello di congiunzione tra i due mondi, che entrano quindi in comunicazione tra loro. Incomunicabilità, può diventare In-comunicabilità ossia “all’interno” della comunicabilità: è “l’interno” un punto di vista foriero di nuove barriere o di nuova comunicazione?
Questi spunti sono alla base del nostro percorso di indagine.
Vogliamo costruire un discorso su queste riflessioni attraverso la costruzione di un di-segno di due corpi nello spazio. Attraverso il suono che i corpi emettono, pesando sul pavimento, spostando l’aria, producendo fonazioni pre-linguistiche, e rifugiandosi in coni d’ombra e di luce, i due corpi definiscono i propri codici di comunicazione nello spazio, che delineano anche i confini di appartenenza.
Dal punto di vista tecnico stiamo lavorando con due danzatori e con attrezzature foniche in grado di raccogliere e deformare il suono dei loro corpi nello spazio. Vogliamo costruire una drammaturgia in cui la “colonna sonora” a sostegno della danza, sia prodotta dal movimento stesso in una dialettica tra suono e corpo che metta in crisi e inverta il modello della “danza su musica”, che ha come unica alternativa la danza senza musica. Stiamo cercando di costruire la nostra “musica su danza”.
L’ipotesi in studio è che il mero scambio di peso, l’armonia e la distonia tra le voci, l’incrocio degli sguardi e la polifonia dei movimenti possa definire l’assenza nella vicinanza o la falsa distanza. L’ipotesi è che due corpi nello spazio possano scambiarsi emozioni e che forse l’emozione è il punto di incontro in-comunicazione attraverso cui la danza e il teatro possono riconnettere lo spettatore alla propria diversità e alla propria uguaglianza. Ma da chi?
Concept e regia: Antonello Tudisco
Danzatori: Emanuele Esposito e Luna Cenere
Disegno Luci: Marcello Falco
Disegno del Suono: Marco Canali
Produzione: Interno5

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di Redazione
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