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Il film è il grande atteso della notte di Hollywood

Cinema: nobiltà e compromessi per un Lincoln da oscar

12 candidature per l'ultimo capolavoro di Spielberg

Cinema: nobiltà e compromessi per un Lincoln da oscar
15/01/2013, 19:53

ROMA - L'idealismo, la veduta oltre il contingente, la nobiltà d'animo ma anche le debolezze private e pubbliche, l'arte politica sempreverde del compromesso se non addirittura del voto di scambio. Esce in Italia il 24 gennaio, con alcune centinaia di copie non ancora definite ufficialmente e con il record di dodici candidature agli Oscar, il film di Steven Spielberg “Lincoln”, sul padre della patria americana che riuscì nell'impresa all'epoca grandiosa di abolire per sempre la schiavitù, modificando la costituzione, nel pieno della sanguinosa guerra civile americana. Il presidente, interpretato da Daniel Day-Lewis, soffre nel caso dell'edizione italiana di un doppiaggio che, seppure di nomi importanti come Pierfrancesco Favino e Sergio Rubini, ne affievolisce la potenza narrativa. Seguire le circa due ore e mezza di film, apprezzato dai personaggi più illustri d'America, come l'ex presidente Bill Clinton qualche giorno fa ai Golden Globe, è come ripassare un libro di storia venendo a conoscenza di cose che perlomeno in Italia sono riassunte in poche righe di libro di testo. Si scopre così dalla sceneggiatura, scritta da Tony Kushner, ispirata parzialmente al libro “Team of rivals: the political genius of Lincoln”, che il presidente americano, fenomenale nel mettere d'accordo parti avverse, dopo aver vinto sui tre principali oppositori li chiamò a far parte del suo gabinetto e questo per avere il timone dritto sui principi universali della giustizia, dei diritti civili e della libertà. Come se nel nostro futuro governo il premier vincente chiamasse nella sua squadra non i leader di coalizione ma quelli dell'opposizione. Interessante constatare come l'arte di comprare voti in cambio di posti nella pubblica amministrazione sia vecchia di almeno 150 anni, visto che già nel 1865 Lincoln, anche se non lui personalmente ma i suoi assistenti, si comportò così per ottenere il quorum dei voti giusti per far passare il tredicesimo emendamento che aboliva la schiavitù. La differenza è che quel voto comprato da Lincoln non serviva per il suo arricchimento personale, ma per l'idea grande di rendere tutti gli uomini uguali e liberi. Nel film c’è spazio anche per la vita privata di Lincoln, per il suo rapporto conflittuale con la depressa moglie, interpretata con bravura da Sally Field, perennemente in lutto per la perdita del loro primogenito e per il rapporto con gli altri due figli, il viziatissimo minore cui papà Lincoln permette ogni cosa e il mediano che il presidente americano cerca in ogni modo di risparmiare, ostacolando la sua voglia di arruolarsi a tutti i costi. Infine il ritratto di Stevens, repubblicano come Lincoln e più idealista di lui, interpretato da Tommy Lee Jones, e che sia adopera tutta la vita per abolire al schiavitù essendo innamorato di una “negra”.

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di Valerio Esca
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