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Verna annuncia: "Andiamo verso lo sciopero"

Con i tagli della Rai informazione a rischio


Con i tagli della Rai informazione a rischio
02/05/2012, 21:05

ROMA - I tagli previsti nella nuova manovra da circa 50 milioni messa a punto dalla direzione generale Rai e destinati a colpire anche i tg mettono a rischio l'informazione: è l'allarme lanciato dalle testate di Viale Mazzini, con l'assemblea del Tg3 pronta allo sciopero. E alla luce dei tagli, ma anche della «situazione complessiva» della Rai, compresa la riforma della governance bloccata da «veti», il segretario Carlo Verna annuncia che domani proporrà «all'esecutivo Usigrai l'avvio delle procedure di sciopero». «L'ultima decurtazione di budget annunciata dalla direzione generale - sottolinea il cdr del Tg2 - mette a serio rischio la nostra possibilità di garantire un'informazione completa e corretta. E con i telegiornali depotenziati, è a rischio il principale diritto/dovere della radiotelevisione italiana: quello del servizio pubblico». Quest'anno il Tg2 «deve far quadrare i conti con circa 4 milioni di euro in meno rispetto a soli quattro anni fa, a fronte di nuovi impegni e sfide come la digitalizzazione»: anche per questo «l'ultimo taglio, -400mila euro, non si giustifica». È allarme anche al Tg3: «Il budget 2011 era stato fissato inizialmente a 9,3 milioni di euro, ridotti poi con due tagli successivi a 7,5 milioni di euro» e ora a «6,7 milioni di euro», con «un ulteriore taglio di 800 mila euro. E questo con una dirigenza scaduta, responsabile di una gestione fatta di sprechi aziendali e cancellazioni di programmi di grande successo che hanno contribuito alla riduzione degli introiti pubblicitari». Di qui il «fermo no ad una decisione che impedirebbe alla testata di continuare a produrre e migliorare l'informazione» e la mobilitazione «in attesa dell'incontro con l'azienda che avverrà nelle prossime ore». Fin da ora, comunque, l'assemblea del Tg3 «dà mandato al cdr di indire una o più giornate di sciopero e di adottare tutte le forme di protesta sindacale in caso di risposte non soddisfacenti». Si associa il cdr del Tg1: «In momenti di crisi tutti devono contribuire al risanamento, ma tagliando sprechi e rami secchi, non chiudendo sedi di corrispondenza mentre la concorrenza li sta aprendo. Tutti devono dare il buon esempio a cominciare dai vertici che dovrebbero semmai ridursi lo stipendio e non aumentarselo. La Rai paga scelte condizionate dalla politica che nulla hanno a che fare con la professionalità. È ora di cambiare passo. Di una svolta. Se non ora, quando?». 

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di Valerio Esca
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