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Concorso di prosa per combattere i tumori


Concorso di prosa per combattere i tumori
28/12/2009, 16:12

La sezione provinciale della LILT, Lega Italiana per la Lotta contro i Tumori, ha organizzato un concorso di prosa e poesia intitolato: "Per ricordare ... Roberto". La partecipazione è apertura tutti, senza alcuna limitazione e vedrà impegnati anche gli alunni di alcuni istituti scolastici salernitani.
È possibile partecipare con una poesia o un breve racconto (anche in dialetto) da inviare in sei copie dattiloscritte, di cui cinque anonime e una completa delle generalità dell’autore, che dovrà attestarne anche autenticità e originalità, da spedire a mezzo posta alla LILT, Via Pio XI c/o Distretto San. “E” ASL SA 2 – 84125 SALERNO, o mail a lilot@tiscali.it entro il 31 MARZO 2010.
La partecipazione è gratuita. Una Giuria Tecnica valuterà gli elaborati in forma anonima e decreterà i vincitori per ciascuna delle sei sezioni previste. Le opere saranno pubblicate in un volume, che sarà posto in vendita per finalità benefiche.
Roberto Paolini era un ragazzo salernitano deceduto di cancro, con grande dignità e coraggio, il 22 dicembre 2003. «Era un ragazzo bellissimo – lo ricorda Clementina Savastano, del consiglio direttivo della LILT e primario dell’Unità Operativa Oncologica dell’Ospedale San Giovanni di Dio e Ruggi d’Aragona di Salerno - alto, biondo, un principe azzurro di cui ogni ragazzina poteva innamorarsi. Sono rimasta molto colpita dalla tenerezza dei suoi occhi, dall’ingenuità e dalla pulizia che trasmetteva, dal candore e dalla semplicità che lo avvolgeva. Non si è mai lamentato, non ha mai protestato, chiedeva la verità che qualche volta, ma solo qualche volta, noi medici gli abbiamo negato: a Roberto non si poteva mentire».
«Porterò con me due immagini di Roberto – ricorda ancora la dottoressa Savastano – quella elegante, in un frac nero, il giorno del suo matrimonio quando ha fatto volteggiare la sua amata e io guardavo gli sposi e la mamma con quei colori troppo scuri; e quella di Roberto immobile in un letto di ospedale troppo piccolo per lui, con i piedi che fuoriuscivano e noi medici impotenti, che non siamo riusciti a trattenerlo con noi».

Roberto Paolini nasce a Salerno il 12 settembre 1974, secondogenito di una famiglia non particolarmente agiata. Trascorre i primi anni della sua vita a Salerno, per poi trasferirsi a Bellizzi per esigenze lavorative del padre, imprenditore edile.
Fin da piccolo imostra da subito spiccate capacità artistiche segnatamente nel campo musicale. La famiglia decide così di mandarlo a lezioni di pianoforte, ma deve presto interrompere a causa di problemi economici.
Sensibile e premuroso, forte e apprensivo, Roberto prende in mano le redini familiari e diventa un “secondo padre”, capace di farsi carico di ogni problema. Interrompe per questo gli studi e prende a dedicarsi al lavoro pur di portare il proprio sostegno economico al bilancio familiare.
Ma Roberto dimostra anche grande generosità ed altruismo, partecipando ad iniziative filantropiche e di solidarietà. È donatore di sangue e dona il midollo osseo ad un bambino salernitano.
Nonostante la crisi occupazionale, Roberto riesce sempre a “sbarcare il lunario” e sostenere la famiglia: fa il cameriere, il cassiere, il bagnino ed anche in questo ultimo incarico si distingue per il grande coraggio e la generosità. Nei ritagli di tempo legge, scrive racconti e poesie, ascolta musica (soprattutto Franco Battiato). Ma la grande passione la incontra allorquando inizia a lavorare per la costruzione di case in legno. «Quando sarò vecchio – diceva – costruirò una casa in montagna e lì, nell’austerità dei silenzi, scriverò il libro più bello: quello sulla mia esistenza».
Roberto però è presto costretto per lavoro a trasferirsi in Germania, dove conosce l’amore della sua vita. Durante uno dei suoi frequenti rientri, a Bologna, un apparentemente banale malore e la diagnosi tremenda: cancro. Roberto reagisce come un leone, riesce a dare forza e coraggio a tutti i suoi cari, confortandoli e rassicurandoli.
Pianifica visite e ricoveri, si sposta tra Bologna, Modena, Verona, San Giovanni Rotondo per poi stabilirsi, definitivamente, nella sua Salerno, dove viene assistito e curato nell’Unità Operativa oncologica dell’Ospedale San Giovanni di Dio e Ruggi d’Aragona guidata dalla dott.ssa Clementina Savastano. Il male purtroppo avanza però inesorabile, si accresce e dilaga. Ma Roberto non perde mai forza e coraggio.
Una domenica a pranzo, sorprendendo i suoi familiari, alza un bicchiere di vino e brinda «a ciò che lo attende». Gli ultimi giorni trascorrono nella stanza che lo ha visto crescere e giocare con il fratello Massimo. Roberto si spegne una splendida mattina di sole, il 22 dicembre 2003 con il sorriso sulle labbra. Quello stesso sorriso che aveva contraddistinto tutte le sue giornate, nella gioia come nella sofferenza.
Sulla sua lapide una frase: «Le nuvole non possono oscurare il sole, perché tu hai la forza di undici aquile», tratta dalla canzone Lode all’inviolato, di Franco Battiato.

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di Redazione
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