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Consulta agricoltura presenta il falso in tavola


Consulta agricoltura presenta il falso in tavola
28/07/2009, 11:07

La maggioranza degli italiani (50,3 per cento) non si fa mai mancare in vacanza la degustazione delle specialità enogastronomiche locali sulle quali è però in agguato il rischio “tarocco” con i menu’ acchiappaturisti e i falsi souvenir di prodotti tipici che si moltiplicano lungo tutta la penisola. Cosi è intervenuto il Rappresentante della Consulta Nazionale dell’Agricoltura, Rosario Lopa, a margine della presentazione del volume edito dall’Accademia italiana di cucina, IL FALSO IN TAVOLA, tenutosi a Sorrento. Per affrontare i pericoli che incombono sul piacere piu’ ambito in vacanza dagli italiani, che nel tempo libero sono piu’ facilmente disponibili a rinunciare a shopping, visite culturali, gioco, sport, avventura e la ricerca di nuove amicizie piuttosto che alla buona tavola, sulla base di una Indagine Swg/Confesercenti. Serviti sul piatto alcuni esempi piu’ aberranti delle ricette falsificate nei luoghi turistici. E’ il caso dell’extravergine di oliva per il quale, con il primo luglio 2009, scatta lo storico obbligo di riportare in tutta Europa l’indicazione di provenienza delle olive per impedire di spacciare come Made in Italy il prodotto importato. Durante le ferie quasi tre italiani su quattro (74 per cento) colgono l’occasione per mangiare fuori, alla ricerca nella maggioranza dei casi (64 per cento) delle abitudini e delle usanze alimentari del luogo. Il rischio “tarocco” riguarda le località piu’ turistiche dove è bene tenersi alla larga dai ristoranti che offrono ricette “violentate” come la cotoletta alla milanese preparata con carne di pollo o maiale, fritta nell’olio di semi al posto della carne di vitello fritta nel burro e fuggire rapidamente di fronte ad una locanda romana che offre spaghetti alla carbonara con prosciutto cotto al posto del guanciale e formaggio grattugiato al posto del pecorino romano. Tra i piatti piu’ traditi nella costiera amalfitana ci sono la tipica caprese servita con formaggio industriale al posto della mozzarella di bufala o del fiordilatte mentre in quella ligure non mancano i casi di pasta al pesto proposta con mandorle, noci o pistacchi al posto dei pinoli e con il formaggio comune che sostituisce l’immancabile parmigiano reggiano e il pecorino romano. Un inganno che colpisce anche la tradizione siciliana con la pasta alla norma preparata spesso con semplice formaggio grattugiato al posto della ricotta salata. Ma tra i falsi culinari piu’ spacciati lungo tutta la penisola durante l’estate figurano anche il tiramisu’ con la panna al posto del mascarpone e gli spaghetti alla bolognese, una invenzione per stranieri completamente sconosciuta nella città emiliana. Il pericolo frodi riguarda anche il souvenir enogastronomico del luogo di vacanza che è il preferito dai trentasette milioni di turisti italiani per portarsi a casa un ricordo appetitoso come extravergini, formaggi, salumi e conserve per una spesa stimata dalla Coldiretti in oltre un miliardo di euro in prodotti garantiti da marchi comunitari. Dalla Soppressata calabrese al formaggio Asiago in Veneto, dalla Fontina in Valle d'Aosta alla lenticchia di Castelluccio in Umbria, dal prosciutto San Daniele nelle montagne del Friuli ai capperi di Pantelleria della Sicilia, dalla Mozzarella di bufala campana al Pecorino in Sardegna sono alcuni esempi delle specialità piu’ ricercate. Una scelta molto ampia in un paese che può contare sulla leadership europea nella produzione biologica e nell'offerta di prodotti tipici con ben 180 denominazioni di origine riconosciute a livello comunitario e 4396 specialita' tradizionali censite dalle regioni, mentre sono 477 i vini a denominazione di origine controllata (Doc), controllata e garantita (Docg) e a indicazione geografica tipica (316 vini Doc, 41 Docg e 120 Igt). Per non cadere negli inganni e nelle frodi la prima cosa da fare è cercare sulle confezioni il caratteristico logo (DOP/IGP) a cerchi concentrici blu e gialli con la scritta per esteso nella parte gialla “Denominazione di Origine Protetta” o “Indicazione Geografica Protetta” mentre nella parte blu compaiono le stelline rappresentative dell’Unione Europea. Attenzione invece all’acquisto di prodotti spacciati come tipici del territorio, ma che non hanno in realtà nulla a che fare con la realtà produttiva locale come nel caso dell’offerta di prosciutti di montagna o di campagna spesso provenienti dalla stagionatura di cosce di maiali olandesi, ma anche di panini ciociari che sfruttano del tutto impropriamente l’appeal del territorio. In questi casi occorre intervenire stringendo le maglie larghe della legislazione che rischia di favorire la commercializzazione di prodotti ingannevoli. Per l’extravergine di oliva dal primo luglio c’è una garanzia in piu’ grazie alla storica entrata in vigore dell’obbligo di indicare in etichetta la provenienza delle olive, che consente di distinguere il vero prodotto Made in Italy da quello ottenuto da miscugli di olive straniere proveniente dalla Spagna, Tunisia o Grecia. Il vero olio italiano sarà riconoscibile da scritte come “ottenuto da olive italiane”, “ottenuto da olive coltivate in Italia” o “100 % da olive italiane” mentre per i miscugli di provenienza diversa sarà specificato se si tratta di miscele di oli di oliva comunitari”, “miscele di oli di oliva non comunitari” o di miscele di oli di oliva comunitari e non comunitari”. Nel 2008 l'Italia ha importato 485 milioni di chili di olio di oliva che in assenza di etichettatura si “confondono” con la produzione nazionale che è stata pari a poco piu' di 600 milioni di chili. In altre parole quasi una bottiglia su due realizzata in Italia contiene olio proveniente da olive straniere. Secondo l'indagine Coldiretti-Swg sulle abitudini degli italiani la quasi totalità dei cittadini (98 per cento) considera necessario che debba essere sempre indicato in etichetta il luogo di origine della componente agricola contenuta negli alimenti. Occorre però anche intensificare i controlli per il rispetto delle norme esistenti come nel caso dell’etichettatura della frutta e verdura per evitare di acquistare le pere argentine ammantate di tricolore, l’uva da tavola coltivata all’ombra dei trulli sudafricani o ciliegie italiane provenienti in realtà dalla Spagna, paese da cui vengono “rinazionalizzate” anche albicocche, arance, limoni Amalfi e pesche. In questa fase stagionale, con un aumento delle importazioni di frutta del 22 per cento nel primo trimestre, occorre verificare sui banconi dell’ortofrutta per il rispetto del decreto legislativo 306/02 che definisce le sanzioni per chi non rispetta l'obbligo di indicare in etichetta le informazioni relative all'origine, alla categoria, alla varietà, nonché al prezzo della frutta e verdura messe in vendita sia nel caso di prodotti confezionati che in quelli venduti sfusi, per i quali possono essere utilizzati appositi cartelli o lavagnette.

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di Redazione
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