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Quanti dei 16 milioni rientreranno nelle casse di Napoli?

Coppa America, è tempo di bilanci

Gli albergatori: "350mila turisti? Noi non li abbiamo visti"

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Coppa America, è tempo di bilanci
16/04/2012, 10:04

NAPOLI - Si tirano le somme in casa America’s Cup all’indomani della chiusura delle tappa napoletana delle pre-regate. Si cerca di capire quanti di quei sedici milioni di euro spesi per aggiudicarsi l’evento siano rientrati nelle casse del capoluogo partenopeo. Contrariamente a quanto affermato dalle istituzioni locali, gli alberghi del lungomare sono rimasti per la maggior parte vuoti durante la settimana a cavallo tra Pasqua e l’evento velico. Dei 350mila turisti in arrivo, insomma, loro dicono di non averne visto nemmeno l’ombra. Così come i ristoratori di via Partenope che, dopo l’invasione del giorno di Pasquetta, hanno visto sfumare la speranza che quel pienone potesse registrarsi anche nei giorni a venire. Un boom di presenze che per tutta la giornata affollò il lungomare, il Villaggio Pubblico dell’America’s Cup ed i tavoli dei ristoranti ma che non era altro che una fiumana di napoletani che, in tempi di crisi, hanno tagliato dal loro budget le gite fuori porta. Sedici milioni spesi, dicevamo. Per la precisione, 12 sono fondi europei stanziati dalla Regione; 3 presi dalle tasche della Provincia ed uno dalle casse del Comune. Nel dettaglio, 4 sono serviti per i lavori di prolungamento della scogliera di via Caracciolo; 3 milioni e 220 mila per l’allestimento del Villaggio in Villa, gli eventi ed il piano di comunicazione; 5 milioni sono stati corrisposti agli americani come, da accordi con l’Acea, ogni città ospitante le regate deve fare. Complice il maltempo, il Villaggio non ha dato i risultati sperati. Il complesso a metà settimana è stato sgomberato per motivi di sicurezza e riaperto dopo qualche ora ed il concerto di Francesco Renga, evento cardine del calendario, è stato annullato. Ai bilanci di fine evento, dunque, l’ardua sentenza.

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di Veronica Riefolo
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Da sinistra: Luigi Cesaro, Paolo Graziano, Luigi de Magistris, Ian Murray e Stefano Caldoro