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De Sica torna serio per Pupi Avati


De Sica torna serio per Pupi Avati
17/07/2009, 14:07

Un cowboy "ogni tanto ha voglia di scendere da cavallo e prendere il motorino, per poi ripartire... Questo è un ruolo scomodo, che molti avrebbero rifiutato. Ma sono proprio le parti che più mi esaltano...Spero ora mi chiamino anche per Otello". Così il re dei cinepanettoni Christian de Sica spiega ai giornalisti la voglia che aveva da anni di mettersi alla prova in un ruolo drammatico. A dargliene la possibilità è stato Pupi Avati, con Il figlio più piccolo, il suo nuovo film, attualmente al montaggio, e in sala nel febbraio prossimo, prodotto da Antonio Avati e Medusa.

 "Avevo già diretto Christian 33 anni fa in Bordella, quando eravamo tutti e due più giovani e spensierati. Da molto sapevo del suo desiderio di provare corde diverse e quando è venuto questo ruolo di uomo d'affari romano, piacione, un po' come certi ruoli di Sordi, chi c'era di più perfetto di lui?". La pellicola ha nel cast anche, fra gli altri Luca Zingaretti, nella parte di un 'consigliere' misterioso e cattivissimo, Laura Morante, e l'esordiente Nicola Nocella proveniente dal Centro Sperimentale di Cinematografia: "Il ruolo avrebbe dovuto interpretarlo un ragazzo che non era un attore ed aveva vissuto qualcosa di simile alla storia nella sua vita - ha detto Avati -. Ma ha avuto paura e si è tirato indietro. Nicola è stato una rivelazione".

De Sica nella storia è Luciano Baietti, imprenditore senza scrupoli, che ha abbandonato da anni la moglie bolognese ricca ma 'scemina' (Morante) e i due figli, Paolo (Marcello Maietta), e il più piccolo, Baldo (Nocella), che vive nel mito del padre. Quando Luciano decide di rientrare in contatto con Baldo, è solo per coinvolgerlo nei suoi loschi affari... "Con questo film - dice Avati - concludo la mia trilogia sulla paternità, iniziata con La cena per farli conoscere, dove c'era un padre assente, e continuata con Il papà di Giovanna, con un padre iperprotettivo. Qui c'é il padre più infame, che usa suo figlio, ma c'é anche un ritratto della famiglia di oggi, duro, ma credo attuale". Il protagonista "é apertamente ispirato ai furbetti del quartierino di certi fatti di cronaca - dice - rispecchia la mentalità sempre più diffusa, del 'sei quanto hai'. Ma non è un film cattivo, se c'é una morale, è che essere furbi non paga". Per Avati che ha già dato grandi ruoli drammatici a comici come Abatantuono e Ezio Greggio, avere De Sica come protagonista "é una nuova sfida. Se riusciremo, gli avremo dato la chance di far vedere che ha due ottavi in più sulla sua tastiera".

Comunque, il cineasta non ha avuto nessuna difficoltà a dirigerlo: "E' una persona di grande sensibilità, bastava guardarci negli occhi per capirci". De Sica, Avati è un esempio di "genio e sregolatezza. Sa essere disponibilissimo e snobissimo, buonissimo e cattivissimo, coltissimo e ignorantissimo" spiega. "Pupi - aggiunge - non mi ha fatto recitare, non mi ha fatto andare avanti con degli stereotipi. Io da gigione tendevo all'overacting, lui invece cercava la verità. Lo ritengo un grande maestro di recitazione come è stato mio padre e anche Visconti... poi sò bravo pure io".

Del suo ruolo la cosa più bella è stata "mostrare i momenti di fragilità, di pietas, nel mostro". De Sica parla anche del suo essere padre nella vita: "La mia generazione si é inventata la frescaccia del padre amico, ma i figli ti vogliono padre vero, e io lo sono. Affettuoso ma anche severo quando serve, anche se ai miei figli (Brando e MariaRosa, ndr) non ho mai tirato uno schiaffo". L'attore, pronto a ripartire con il nuovo cinepanettone targato De Laurentiis, Natale a Beverly Hills (riprese da fine agosto), ha intenzione poi di prendersi una pausa, per capire quale nuova sfida affrontare.

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di Redazione
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