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Di un altro amore io ora ti amerò, al Teatro Ygramul di Roma


Di un altro amore io ora ti amerò, al Teatro Ygramul di Roma
15/11/2011, 09:11

"Cosa importano le dichiarazioni ufficiali. Un uomo è stato catturato, torturato. Per resistere al dolore, per trionfare sulla sofferenza, è ricorso a uno stratagemma: ricordarsi degli eventi più belli della sua breve vita. Noi ascolteremo la sua parola.”

Si parte da un letto di morte, a ritroso nella mente e nel cuore di un giovane uomo imprigionato per motivi politici, torturato e ucciso.
Un blues popolato da cose semplici: l’angoscia per una figlia che non vedrà diventare donna, il ricordo del primo amore, la carne, la lotta politica, il dolore per le condizioni in cui versa il proprio popolo. Semplici come lo sono gli oggetti e gli elementi usati dai carnefici per togliergli la vita: acqua, sabbia, mani, una benda sugli occhi che diventa il suo inferno terreno, una cella buia nella propria mente dove si trova faccia a faccia con la paura più profonda.
Un urlo di dolore che diventa canto e poi voce che dà vita a storie di uomini, donne e bambini, storie di una società, quella maghrebina, nello specifico, ricca di contrasti: la ricchezza di pochi e la povertà di molti, l’Islam e il socialismo. Ma il racconto evade dai confini geografici, sociali o politici e diventa un rito. Un momento di partecipazione collettiva al dramma dell’ennesima stella spenta, frantumata. Un invito alla compassione, alla “colpa”, ad ascoltare una voce, un messaggio di denuncia e di amore. La voce degli esclusi, del folle che strappa la maschera a tutta la società ponendogli domande, più che offrendo risposte. Una voce che giungerà anche dopo la morte.

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di Redazione
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