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Il giornalista racconta la Napoli del dopoguerra

"Dove sta Zazà", il libro di Mimmo Liguoro presentato a Torre del Greco


'Dove sta Zazà', il libro di Mimmo Liguoro presentato a Torre del Greco
25/05/2010, 20:05

Il presidente del Circolo Nautico di Torre del Greco Aldo Seminario e lo scenografo Raffaele De Maio, presidente dell’Associazione Amici delle Arti di Lucio Beffi, venerdì 21 maggio, nell’ambito del ciclo di conferenze “Incontri con l’Autore”, hanno presentato ad un folto pubblico il volume “Dove sta Zazà” scritto dal giornalista Mimmo Liguoro ed edito da Tullio Pironti.
Ad accogliere Liguoro, dopo il saluto di Aldo Seminario, è stato Raffaele De Maio che, con elegante disinvoltura, ha introdotto la discussione su chi rappresentasse “Zazà” nel contesto storico che ispirò i versi a Raffaele Cutolo, poi musicati dal maestro Giuseppe Cioffi.
De Maio legge in quei due monosillabi la perduta gioia di vivere.
“Dove sta Zazà” che in principio aveva tutta l’aria di essere una canzonetta, scritta forse per caso, assurse, invece, agli onori della gloria, tanto da essere tradotta in ben dieci lingue. Versi e musica, apparentemente dotati di spensieratezza ed allegria, racchiudono le illusioni e le delusioni di quella rinascita umiliata, dell’orgoglio ferito della Napoli post-bellica.
E’ un racconto, quello di Liguoro, che narra di bombe, di disperazione, di odio, di amore, di canzoni, di napoletani costretti a sopravvivere grazie ad espedienti non sempre leciti, ad aggrapparsi come sempre all’arte dell’arrangiarsi, ma in quel tempo, con un groppo alla gola per i tanti orrori vissuti di una guerra sanguinosa, intrisa di paura, fame, degrado, con il presentimento di un avvenire fosco, enigmatico, lontano dal benessere.
L’intervento introduttivo del professore De Maio lascia la parola all’avvocato Gennaro Malinconico che cita Curzio Malaparte, autore del libro “La pelle” e citato nel volume di Liguoro. Malinconico ricorda come Malaparte definì quello che fu il più spaventoso fenomeno di prostituzione femminile. Definito da Malaparte una “peste”. Una piaga diversa dal terribile morbo, ma non meno drammatica, scoppiata nell’ottobre ’43, che aveva portato la vergogna in ogni dove, palazzo o tugurio che fosse.
Per la giornalista Gabriella Fancelli, Zazà è un po’ la metafora di Napoli. Nel dopoguerra Napoli vive il dramma della povertà, la decadenza morale in cui era caduta, la voglia di risorgere: il laurismo, il post laurismo, la ripresa economica degli anni ’60, poi gli anni bui, quelli del terrorismo, del ’70.
Il naufragio del risorgimento ha accompagnato la Città nelle vie del mondo con la vergogna di essere la città dell’immondizia, dove niente funziona. Napoli vive sulla propria pelle l’alternarsi di positività e negatività. Ha la voglia di risorgere, ma gli si pone davanti il buio. Non si arrende e va avanti.    
Mimmo Liguoro si sofferma su alcuni aspetti della vita dei napoletani in quegli anni. Ricorda ancora quelle ragazze che, per necessità, erano costrette a prostituirsi in cambio di qualche dollaro. Capitava, racconta Liguoro, che certe famiglie invitassero a pranzo un ufficiale americano e intorno alla fine del pasto lasciassero da sola con il militare soltanto la più carina e giovane del nucleo familiare. In tal modo si consentiva alla ragazza di appartarsi con l’ufficiale in cambio di qualche dollaro, di polvere di piselli, di cioccolata e di quant’altro potesse essere in possesso dell’uomo.  
Liguoro ricorda pure gli “sciuscià”, i pulitori di scarpe. Poi, il fenomeno straordinario degli scugnizzi, questi ragazzini che con grande coraggio respinsero, anche a costo della vita, gli invasori nazisti. L’Autore fa notare come le canzoni napoletane rappresentino, in realtà, un libro di storia. Funiculì Funiculà, ‘O telefono che evocano svolte storiche, oppure Tammurriata nera che rivela il dramma della povertà che lasciava andare a facili costumi. 
Per il giornalista Giuseppe Sbarra la canzone “Dove sta Zazà” nata negli anni tra il 1946 e il 1947 ha prodotto riverberi che si sono prolungati nel tempo. Questa canzone è, ancora oggi, di attualità. Le interpretazioni di Nino Taranto e di Gabriella Ferri non sono antitetiche, ma consequenziali.
Da una parte c’è la voglia di riprendersi e dall’altra la delusione di ciò che non ci è stato. La seconda delusione – secondo Sbarra – è più forte, perché non c’era nemmeno la sorella di Zazà.          
Nel corso degli interventi, l’attrice Eva Contigiani ha letto, con fine dicitura, un capitolo del libro di Liguoro.
Il volume sostanzia con un linguaggio scorrevole, avvincente, straordinariamente intenso un capitolo buio di Napoli. Questa Città che ancora oggi, sembra una maledizione, deve fare i conti con i drammi quotidiani di ordinaria violenza, di soprusi, di errori, forse imputabili a pochi, ma che contaminano un’intera comunità.
Alla serata non è mancata la musica. Da “Dove sta Zazà” a “Tammurriata Nera” la brava Consiglia Licciardi, accompagnata alla chitarra dal fratello Giuseppe, ha offerto ai convenuti un momento delizioso della canzone napoletana.
“Dove sta Zazà” è un libro che tutti i partenopei e, non solo loro, dovrebbero leggere perché in esso è racchiusa la forza di un popolo che alle avversità risponde, stoicamente, colpo su colpo.
A Mimmo Liguoro tutto il merito per aver scritto, con passione, questa pagina di amara storia napoletana. Un vivissimo grazie per avercela donata.  
 
 

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di Rossella Saluzzo
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