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In scena la pièce di Fausto Paravidino

Due fratelli al Pozzo e il Pendolo: Tragedia da camera in 53 giorni

La drammatica impossibilità di un menage a trois

Due  fratelli al Pozzo e il Pendolo: Tragedia da camera in 53 giorni
10/01/2012, 11:01

Chi non si è lasciato scoraggiare dal ritorno alla vita di sempre dopo i lunghi festeggiamenti e la baldoria di tante notti brave e che, nonostante il possibile sconforto di fronte ad un gelido lunedì sera abbia optato di trascorrere una serata nel caratteristico Teatro di Piazza San Domenico Maggiore, se ne sarà tutt’altro che pentito, salutando in questo spettacolo una splendida perla del teatro italiano che ancora riesce ad emozionarci. Il testo teatrale insignito del Premio Pier Vittorio Tondelli (sezione under 30 del Premio Riccione) nel 1999 e del Premio Ubu (per la migliore novità italiana) nel 2001, ritorna sulle scene dopo aver debuttato presso il Teatro Spazio Libero la prima volta e al Teatro Elicantropo nella passata stagione, con una approfondita maturità scenica ed un accurato ed interessante disegno registico a cura di Giuseppe Cerrone ed Antonio Piccolo. Il pubblico siede con gli attanti della scena nell’interno “più chiuso al mondo” di una piccola cucina, quasi come a voler assecondare la sua naturale, innata curiosità. In 23 quadri successivi si disvelano le dinamiche relazionali dei due fratelli Lev (Raffaele Ausiello) e Boris (Stefano Ferraro) alle prese con Erika (Simona di Maio), scandite da un’ angosciante ticchettio di una sveglia che precisa il giorno e l’ora esatta in cui sta consumando la scena. Il parallelismo con “L’odio” di Mathieu Kassovitz (1995) sarà probabilmente affiorato alla mente di qualche spettatore. Anche quella di Boris e Lev è una storia che ad ogni successione di quadro ci fa esclamare: “Fin qui tutto bene”. Ma, come nel film, anche qui si tratta pur sempre di una storia in caduta libera verso la tragedia. Un inferno domestico il loro, condizionato e viziato da un rapporto tra i due giovani protagonisti, si di mutuo soccorso, ma anche ai limiti del patologico, il cui precario equilibrio va in frantumi laddove un’“anarchica e libertina” Erika cerca incautamente di insinuarsi. Le nevrosi, le piccole infelicità quotidiane, l’assenza di un progetto, il declino di una società, il vuoto esistenziale, risucchiano i tre nelle spire dell’incomunicabilità. Battute rapide e stringate, intrise di tutte le tinte che possono afferirsi al genere del dramma, ma non esenti da vivaci slanci di caustica ironia ravvisabili soprattutto laddove i due fratelli si ingegnano per tessere la trama delle bugie “bonariamente” raccontate alla propria madre (la cui voce registrata è quella di Larissa Masullo) attraverso un piccolo registratore, e indurla a credere ad una loro improbabile esistenza idilliaca, fatta di benessere e di rapporti personali riusciti. La scena contemporanea si accende di passione e sincerità, di una genuina forza interpretativa degli attori che, accanto a tutte le forze attive che si sono prodigate per l’allestimento di questo spettacolo, potremo andare ancora ad applaudire fino al prossimo 15 gennaio. Un vero peccato mancare a questo appuntamento!

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di Rosa Vetrone
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