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Anita Mosca autrice, regista ed interprete con Tina Femiamo

Emozioni e sentimenti di un "Interno Familiare" in scena alla Galleria Toledo


Emozioni e sentimenti di un 'Interno Familiare' in scena alla Galleria Toledo
24/01/2010, 21:01

La Compagnia Alqantara, in collaborazione con il Teatro Stabile d’Innovazione Galleria Toledo, presenta “Interno familiare” in scena alla Galleria Toledo dal 26 a l 31 gennaio. Scritto e diretto da Anita Mosca che lo porta in palcoscenico, anche come interprete, accanto un’attrice del calibro di Tina Femiano, lo spettacolo registra la direzione degli attori di Carmen Femiano, l’aiuto regia di Marinì Sabrina Fernando e Ilaria Olimpico ed il disegno luci e gli elementi di scena di Ciro Di Matteo.

Un groviglio di relazioni emotive e sentimentali, in una famiglia normale della provincia napoletana. L’incapacità di esprimere affetto e l’impossibilità di sottrarsi a silenzi sempre più muti, terreno di equivoci di comodo e di incomprensioni a catena. Fraintendimenti e sensi di colpa corrodono i rapporti fino a rendere i protagonisti dello stretto nucleo familiare, estranei l’uno all’altro, condannandoli ad una ferocia solitudine. In un giorno di festa, quando la tensione emotiva - familiare è amplificata dagli obblighi sociali, avviene un disperato e inaspettato tentativo di aprirsi, l’uno all’altro, e di sciogliere antichi nodi. Un tentativo vano, soffocato da paure e da convenzioni, mediocri e meschine, di una piccola città di provincia. Nonostante le confessioni scomode e doloranti, tutto restera’ invariato, soffocato dalla penosa e prioritaria aria di festa. “Interno familiare - scrive l’autrice e regista Anita Mosca nelle sue note- e’ il frutto di un’ indagine teatrale sui rapporti di famiglia e sulla condizione della donna in piccole realta’ di provincia nel mediterraneo e nel Sud America. Dopo un’ inchiesta teatrale sul tema, svolta tra il 2008 e il 2009 nella zona dei Monti Lattari in provincia di Napoli, ad Amman in Giordania e nel Minas Gerais in Brasile, attraverso un ciclo di laboratori ed incontri con singoli e piccole comunità, i materiali di lavoro, immagini, personaggi, vicende e racconti si sono contaminati e depositati in una storia di una famiglia normale della provincia napoletana. L’uso del dialetto nel testo, spigoloso e tagliente, è quello di Castellammare di Stabia, piccola città della provincia napoletana, che fa da riferimento socio – politico – culturale, all’ampia area che va dai Lattari all’agro nocerino sarnese, dove sono stati svolti i laboratori. Il recupero  e l’uso nello spettacolo, di un linguaggio parlato, di un dialetto sporco e rotto di provincia, privo di musicalità e di rotondità, esaspera i toni del dialogo tra madre e figlia, calato in un iperrealismo cercato, nell’essenzialità della scena e della scrittura. Lo studio e la ricerca di un dialetto di radice, così mi piace definirlo, è stato uno dei punti cardine del lavoro, per assimilare e tradurre in scena una lingua viva, parlata e usata realmente dalle persone oggi, a volte in stretti contesti o addirittura da pochi nuclei familiari di Castellammare di Stabia. Questo dialetto stretto, viscerale, rigenera la potenza della parola, libera l’esprimersi dalle regole, reinventa una grammatica dell’anima, attraverso espressioni, suoni, inflessioni, esclamazioni, e consegue di raccontare territori intimi e profondi del sè. I personaggi di Interno familiare si muovono sul filo assenza – presenza, alcuni di essi si manifestano attraverso il corpo e la voce dell’attore, altri si delineano attraverso l’ assenza, per evocazione di fatti ed episodi. Tuttavia le vicende personali e familiari di tutti i personaggi si susseguono con la medesima nettezza. Così la madre relegata ad un ruolo subalterno, cerca sollievo nelle soap opere televisive e nella mania delle faccende domestiche, la sorella maggiore imprigionata nel ruolo di donna perbene, madre e moglie, tenta di trovare, in un’ adulterina disperata passione, la gioia di vivere, la minore che ribellandosi alle regole della famiglia per affermare la propria personalità non trova una sorte migliore, il fratello, che rammollito dalle agevolazioni della condizione di maschio in un contesto provincial - maschilista,  pretende invano una compagna con cui reiterare lo schema che l’ha visto privilegiato da sempre, il padre, che cresciuto in un ambiente arretrato e tradizionalista, incapace di trasformarsi negli anni e di adattarsi al tempo presente, finisce per chiudersi sempre di piu’ in se stesso, fino al silenzio assoluto. Lo spettacolo pone domande, lascia interrogativi e stimola riflessioni sul concetto di famiglia, di ieri e di oggi, sul rapporto tra le energie maschio – femmina all’interno di essa, sulla condizione della donna nell’area del mediterraneo e del sud – America. Difatti la ricerca di radici comuni nel bacino euro –mediterraneo, muove da anni il lavoro della compagnia Alqantara, che tenta di ridefinire nei propri allestimenti,  il concetto di confine e di diverso nell’area. Per questo progetto apre, per la prima volta, la propria indagine teatrale al sud America, per cercare attraverso il confronto e lo studio del particolare, i comuni denominatori di alcune società, nonostante le differenze di lingue, dialetti, usi e costumi. Interno familiare è così la prima tappa di una trilogia sulla famiglia, che passa dal mondo arabo al sud – Italia al Brasile, e che vedrà impegnata Alqantara e i partner stranieri, Teatro Albatroz (Minas Gerais, Brasile), Teatro Al Manar (Amman, Giordania) e Centro Culturale di Nesfjbil (Palestina), sulla scena dei tre Paesi di appartenenza per i prossimi anni, con la produzione di altri due lavori teatrali”.                   

 

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di Redazione
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