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Enzo Avitabile presenta alla Feltrinelli di Napoli il suo ultimo lavoro "Black Tarantella"


Enzo Avitabile presenta alla Feltrinelli di Napoli il suo ultimo lavoro 'Black Tarantella'
31/03/2012, 08:03

Black Tarantella è il nuovo album del cantautore/compositore Enzo Avitabile. Un’esperienza – e soprattutto una coproduzione tra CNI e Black Tarantella – in cui la sensibilità dell’artista napoletano si confronta con i ritmi del suo tempo. Alla costante e radicale ricerca della sua lingua e dei linguaggi di terre sorelle, in compagnia di amici che si chiamano Pino Daniele, Raiz, Francesco Guccini, Daby Tourè, Enrique Morente, CoSang, Idir, Bob Geldof, Franco Battiato, David Crosby, Toumani Diabatè, Mauro Pagani e Bottari di Portico.

Storie operaie, visioni, canti religiosi, misteri africani, ribellioni contemporanee e inni alla natura. E racconti di amicizia, come testimonia “È ancora tiempo”, l’immaginifica canzone che apre il disco e che conserva un profondissimo dialogo fra Enzo Avitabile e Pino Daniele, orchestrato con arpina monodica e chitarra elettrica, fra atmosfere da camera e blues. In dote, la nuova avventura del musicista di Marianella porta naturalmente le più disparate declinazioni del ritmo. Se ne dà conto subito in “Aizamm’ na mana”, processione dub in compagnia del canto di Raiz, che subito dopo lascia spazio all’accento emiliano di Francesco Guccini. Nel ritiro di Pàvana, i due hanno realizzato “Gerardo nuvola ‘e povere”, cronaca neorealista di un’emigrazione – che diventa morte bianca – da Maddaloni (Caserta) a Modena.

Il manifesto Unicef “Mane e mane”, scritto nel 1999 con Mory Kante, viene stavolta rielaborato e attualizzato con un’icona della moderna Mauritania, Daby Touré, e introduce a una delle tracce più emozionanti di questo nuovo progetto: “Elì Elì”. È l’ultima canzone incisa dal santone del flamenco Enrique Morente – qui affiancato dalla figlia Solea nei cori – e in qualche maniera indica la volontà di Enzo Avitabile di tornare a indagare la fede e i suoi simboli, nel conflitto fra denari e verità, come fatto al tempo di “Crucifixus”, registrato per il cd “Sacro Sud” (2006). Così forte era il rapporto con Morente, poi, che Avitabile ha dedicato al maestro di Granada l’intero album.

L’Algeria di Idir emerge vertiginosa in “Nun è giusto”, indagine sulle disuguaglianze sociali e antropologiche, e anticipa i dolori narrati nell’affresco “Suonn’ a pastell’”: liriche contro la pedofilia, una mirabile convivenza di rime napoletane e idioma irish per questo incontro con Bob Geldof che Gianni Morandi rifiutò per la gara del Festival di Sanremo 2011.

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di Redazione
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