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EXEMPLA: UNA MOSTRA PER 33MILA PALATI FINI


EXEMPLA: UNA MOSTRA PER 33MILA PALATI FINI
10/09/2008, 08:09

La scommessa del Meeting (e dei Musei Vaticani che con il Meeting hanno collaborato) è stata vinta: proporre una mostra davvero colta, "di ricerca" su uno degli snodi della storia dell'arte italiana, preziosa, raffinata eppure in grado di coinvolgere ben al di là dell'orticello degli addetti ai lavori.
"Exempla. La rinascita dell'antico nell'arte italiana. Da Federico II ad Andrea Pisano", la mostra in questione, la scommessa l'ha vinta. Ha infatti saputo stimolare recensioni entusiastiche degli addetti ai lavori ma anche e soprattutto ha saputo far convergere alla Rocca Malatestiana oltre 33 mila persone. Un numero che per mostre di questo ambito è praticamente "da record".
Eccezionale questa mostra - ideata e curata da Marco Bona Castellotti e Antonio Giuliano - lo era per molte ragioni: per la qualità delle testimonianze raccolte, per il loro numero (oltre cento), per gli studi che l'hanno preceduta e che hanno portato anche a nuove attribuzioni.
Ad aggiungere fascino ai reperti esposti è stata la sede. Basti pensare alla meraviglia che ha offerto il connubio tra il candore dei capolavori della scultura classica e la suggestiva asprezza della Rocca dei Malatesta.
Fu intorno ad un altro castello ed ad una altra corte, quella di Federico II e il suo Castel del Monte, che si infiammarono i già vivaci fuochi del magnifico "ritorno all'antica" in epoca duecentesca raccontato dalla mostra appena conclusa. Per ragioni d'immagine e strategia politica, certo, ma anche per istanza culturale. Ad interpretare magnificamente queste imperiali istanze fu un artista, Nicola Pisano, che a Castel del Monte trovò la sua formazione. Il classicismo di Nicola Pisano e Arnolfo di Cambio è altra cosa rispetto a quello federiciano. La loro esperienza, partendo da una sensibilità cristiana, li ha portati a immedesimarsi con la vibrazione umana presente nelle opere classiche, riuscendo a creare qualcosa di nuovo, esprimendo un contenuto profondo di verità e di umanità. Nella loro scultura il protagonista della storia non è il potere ma l'uomo cristiano.
In mostra erano presenti alcuni splendidi originali di Nicola, come la formella della fontana Maggiore di Perugia, compiuta insieme al figlio Giovanni, con la Lupa e Romolo e Remo. Giovanni Pisano aveva iniziato la sua carriera nella bottega del padre, dove aveva compiuto il tirocinio un altro straordinario scultore: Arnolfo di Cambio. Pur essendo d' origine toscana, Arnolfo aggiorna il proprio stile in ambiente romano, pervaso di classicità.
Il classicismo di Arnolfo si riveste di una particolare sensibilità religiosa, che si incarna nella severità delle espressioni e delle forme. La si è potuto constatare nelle due stupende teste di Cristo e dell'Animula della Madonna, già su di una facciata dei Santa Maria del Fiore a Firenze.
Il nome di Arnolfo richiama il problema della cultura a Roma, e nella mostra la pittura romana tra Due e Trecento è stata testimoniata da alcuni meravigliosi dipinti uno dei quali attribuito a Pietro Cavallini da Federico Zeri, cui questa rassegna è dedicata nel decimo anniversario della morte.
L'itinerario si concludeva con un'opera d'eccezione: la formella di Andrea Pisano con Fidia che scolpisce una scultura, un tempo sul campanile di Giotto. Quasi un emblema della mostra stessa, perché ritrae il più grande scultore dell'antichità intento nella sua opera.
Mentre i reperti esposti a Rimini riprendono la via di casa, ciò che di nuovo ed importante è emerso, grazie alla mostra e agli studi che l'hanno preceduta, è destinato a rimanere grazie al ricco catalogo che l'editore Pacini di Pisa ha edito per la mostra.

 

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di Redazione
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