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FANTASMI DEL CILENTO OGGI AL MASCHIO ANGIOINO


FANTASMI DEL CILENTO OGGI AL MASCHIO ANGIOINO
15/01/2008, 11:01

Un capitolo inedito della storia della Shoah, che fa luce su un episodio sconosciuto, accaduto nei primi anni Quaranta tra Altavilla Silentina, in provincia di Salerno, e la città di Lenti, in Ungheria. Protagonisti un gruppo di trenta ebrei perseguitati dal regime filonazista dell’ammiraglio Horty, che cercarono una impossibile salvezza nella nuova identità fornita da altrettanti documenti trafugati dal piccolo Comune del Cilento settentrionale. È questa la trama del volume scritto dal giornalista Nico Pirozzi, che martedì 15 gennaio, alle ore 17:00, sarà presentato a Napoli – Maschio Angioino. Con l’autore, discuteranno:



Andrea Amatucci - Console della Repubblica d’Ungheria a Napoli

Antonio Di Feo - Sindaco di Altavilla Silentina

Ottavio Di Grazia - Università degli Studi “Suor Orsola Benincasa”

Dolores Feleppa Madaro - Assessore alla Memoria della città di Napoli

Massimo Milone - Giornalista, caporedattore TG3-Campania


Alla vigilia di quello che fu uno dei maggiori massacri della storia dell’umanità — la deportazione di quasi mezzo milione di ebrei magiari nei campi di sterminio della Polonia del Governatorato Generale, nell’estate del 1944 — trenta ebrei di Lenti, una cittadina del Transdanubio occidentale ungherese, vennero in possesso di altrettanti certificati, probabilmente trafugati dal municipio di Altavilla Silentina, in provincia di Salerno. Chi, come e perché li abbia portati sino a quel minuscolo villaggio, posto in prossimità del confine di tre stati (Slovenia, Croazia e Austria), è, probabilmente, destinato a rimanere un enigma. Un mistero che nessuno dei trenta ebrei di Lenti potrà mai svelare, essendo la loro vita drammaticamente giunta al capolinea prima che la guerra finisse. Da sfondo al racconto, che si snoda lungo una ideale direttrice Budapest-Fiume-Campagna, le paradossali vicende di un Paese che non si è mai riconosciuto nei progetti antisemiti di Mussolini e degli scienziati della razza ariana, ma anche la determinazione di un giovane vescovo (Giuseppe Maria Palatucci), che assieme al nipote responsabile dell’ufficio stranieri della questura di Fiume (Giovanni Palatucci), potrebbe essere stato il principale regista di un progetto realizzatosi solo in parte

Nico Pirozzi, laureato in Sociologia all’Università Federico II di Napoli, giornalista professionista, è un cultore delle vicende legate alla Shoah e alla persecuzione degli ebrei negli anni Trenta e Quaranta. Sull’argomento ha pubblicato numerosi articoli. È coautore dei volumi: “Panicocolo” (Napoli, 1983), “Sviluppo del territorio: Identità e integrazione - Il caso del Parco Nazionale del Cilento e del Vallo di Diano” (Napoli, 2005), “Mozzarella di bufala campana - Storia, tradizioni e immagini di un formaggio nato all’ombra del mito della Magna Grecia” (Caserta, 2004). Quest’ultimo lavoro, in edizione ridotta, è stato tradotto e pubblicato, nel luglio 2007, in francese, inglese, tedesco e spagnolo. Con Lina Maiello ha invece curato i testi e la regia dei documentari “Luci e ombre sul futuro dell’area a nord di Napoli” (novembre 1987) e “Morire di periferia” (settembre 1988)

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di Oliviero Genovese
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