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Non cessa la polemica per i fondi al cinema frivolo

Farefuturo contro il cinepanettone:"Per protesta lo boicottiamo"


Farefuturo contro il cinepanettone:'Per protesta lo boicottiamo'
27/12/2009, 18:12

Era iniziata qualche giorno fa la polemica, con un articolo del Corriere della Sera che parlava della nomina a film d'essai dell'ennesimo cinepanettone targato Parenti-De sica. Un vero scricchiolio di gesso sulla lavagna per i puristi del cinema (e non solo) che è poi culminato con la nota dell'agenzia "Il Velino" all'interno nella quale si denunciava lo sconcerto del mondo della cultura dinanzi agli enormi finanziamenti pubblici concessi a certe pellicole:"Il produttore Aurelio De Laurentiis potrebbe ricevere fino a due milioni di contributi dallo Stato - scriveva il Velino il 24 dicembre - grazie al riconoscimento di “Natale a Beverly Hills” come film di interesse culturale. Il decreto ministeriale 28 del 2004 (il cosiddetto decreto Urbani) riconosce infatti finanziamenti pari al 7% degli incassi per i lungometraggi che al botteghino abbiano ottenuto “da 10.329.138 a 20.700.000 euro”.
A leggere certe notizie, viene sul serio da pensare che il nostro paese abbia deciso definitivamente di far voto di frivolezza e di condannare la cultura a favore del consumo dozzinale di prodotti che, di "artistico", non hanno assolutamente nulla.
Così, mentre da un lato mancano i finanziamenti per le trasposizioni teatrali di Pirandello, ai Film di Parenti (che ogni anno superano i 20 milioni di euro di incasso) si concedono generose elargizioni di denaro pubblico. Un business che probabilmente nemmeno lo stesso De Sica sognava. Un successo inconfutabile che conferma, ancora una volta, quanto alla maggioranza degli italiani interessi il contenuto immediato, leggero; addirittura ripetitivo.

FAREFUTURO NON CI STA

Farefuturo, webzine della fondazione presieduta da Gianfranco Fini, esprime tutto il suo dissenso con una nota dedicata proprio a "Natale a Beverli Hylls".
"Non ci si può stare... Speriamo che qualcuno dalle parti del ministero della Cultura possa rivedere un po' le cose, o almeno provarci - si legge infatti sulla rivista on-line -. Noi quest'anno, per protesta, il cinepanettone lo boicottiamo".
Per i finiani, dunque, il ministero ha il dovere di chiarire diversi aspetti e, in aggiunta, quello di provvedere ad eventuali modifiche della legge Urbani.

LA REPLICA DI SANDO BONDI
Dopo aver seccamento smentito la nomina a film d'essai nei giorni scorsi, il ministro della Cultura Sandro Bondi prova a spiegare anche le modalità di funzionamento della tanto contestata legge precisando che "il film in questione, inoltre, non ha chiesto nessun contributo diretto allo Stato ma, si ribadisce, il mero riconoscimento per i requisiti di spettacolarità al fine di ottenere la possibilità di ottenere il credito di imposta così da poter reinvestire l’anno prossimo" e che "d’ora in avanti il finanziamento diretto, in conseguenza del riconosciuto valore culturale di un’opera cinematografica, solo alle opere prime, cioè solo ai giovani registi che hanno davvero bisogno di essere sostenuti all’inizio della loro carriera in ingresso al mercato".

INGIUSTIZIA DI FONDO
Ma le smentite e le precisazioni di Bondi cozzano con diverse storture, una fra tutti il taglio del Fondo unico dello spettacol (Fus) contro il quale tantissimi attori e registi si sono scagliati. Inoltre, come osserva egregiamente Cecilia Moretti su Farefuturo "è assurdo che la stessa pellicola benefici dei crediti d'imposta e degli aiuti fiscali e monetari pensati per sostenere gli esercenti più attenti e coraggiosi, quelli che, cioè, dovrebbero dare spazio ai film culturalmente più stimolanti".
Inoltre c'è poco da obiettare su un dato di fatto e cioè che, essendo Natale a Beverly Hills  classificato "di interesse culturale" dalla Sottocommissione cinema del ministero dei Beni e le Attività culturali, la pellicola, appena raggiunti i 20 milioni di incasso, frutterebbe alla produzione qualcosa come un milione e 500 mila euro. A questo si prevede la possibilità di richiedere un credito d'imposta che, se accettato (ed avviene sempre) fa in pratica raddoppiare la cifra con un credito nei confronti del fisco pari a 3 miliardi delle vecchie, rimpiante lire.
Avete letto bene: tre milioni di euro tra contributi statali ed crediti fiscali concessi ad un film già di per sè milardario. Il meccanismo pare essere sempre lo stesso: più soldi hai, più soldi fai e, di converso, meno fondi possiedi, meno fondi riesci ad ottenere.

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di Germano Milite
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