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La pratica ritenuta lecita da molte sentenze

Fecondazione vietata a chi ha malattie genetiche


Fecondazione vietata a chi ha malattie genetiche
16/11/2011, 18:11

ROMA - Vietata la fecondazione assistita ha chi ha malattie genetiche come fibrosi cistica, malattie cromosomiche o talassemia mentre è permessa a chi è affetto da AIDS o epatite. Nonostante molte coppie abbiano presentato e vinto – nel corso degli anni – ricorsi nei tribunali -dopo essersi sottoposte a cura per evitare di trasmettere ai figli queste malattie - oggi si vedrebbero vietare quest’opportunità in quanto le loro patologie non sono presenti nelle nuove linee guida del Ministero Della Salute, sulla legge 40 arrivate sul tavolo del Consiglio Superiore di Sanità che a breve dovrà esprimere il proprio parere.
È polemica. Il sottosegretario alla Salute Eugenia Roccella spiega il perché di questa decisione, dichiarando: “La legge prevede che si tuteli salute e sviluppo di ogni embrione ed in questo caso ciò non sarebbe garantito”.
Non tarda ad arrivare la reazione della società italiana studi di medicina della riproduzione che accusa il Ministero della Salute "di arroccarsi su posizione ideologiche prive di fondamento scientifico invece che prodigarsi per garantire ai cittadini più deboli la miglior assistenza".
Parole molto forti quelle di Flavia Perina, deputato di Futuro e Libertà che dichiara:"Per impedire che le coppie ricorrano alla diagnosi preimpianto, si favorisce di fatto il ricorso all'aborto. Una politica che dice alle donne: se volete, potete abortire dopo l'amniocentesi, ma non potete in alcun caso prevenire il rischio di trasmissione di malattie genetiche con un esame. Non è solo una scelta stupida, ma innanzitutto crudele".
La Roccella risponde alle accuse dichiarando che "Nessun golpe, le linee guida non possono stravolgere la legge 40 che in origine vieta la diagnosi pre-impianto ed è dedicata a chi non è fertile e non a chi è malato. Servono a renderla attuabile". Il sottosegretario continua dichiarando:"Non c'è solo il diritto delle coppie e penso che ognuno debba far i conti e accettare la propria realtà e condizione. Non si può rispondere ad un ingiustizia naturale con un ingiustizia legale. Se si dice che chi ha patologie ha indebolito il diritto a nascere, non sono d'accordo, non può esserci disuguaglianza tra abili e disabili".

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di Erika Noschese
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