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8 marzo, la storia. Dalla mimosa alla scelta del giorno

Festa della donna, tra storia e polemiche. Purché se ne parli


Festa della donna, tra storia e polemiche. Purché se ne parli
08/03/2012, 14:03

Che piaccia o no, oggi è la Festa della Donna. Meglio definita come Giornata Internazionale della Donna. Si celebra in tutto il mondo. Le più importanti città del globo in questo giorno si tingono di rosa e propongono iniziative pubbliche per mettere in risalto “l’altra metà” del mondo; per parlare dei problemi sociali più comuni che affliggono le donne come violenze fisiche, psicologiche e discriminazioni sul lavoro; per discutere sulle patologie che più diffusamente attaccano le donne, come il cancro al seno o alle ovaie. Ad esempio in queste ore a New York si sta svolgendo la manifestazione “Women in the World” (Donne che muovono in mondo). L’iniziativa riunisce le figure femminili leader per il loro impegno nell’ambito della politica, dell’economia, del giornalismo e del cinema. Una tre giorni di riunioni e dibattiti che si tengono nel Lincoln Center. Presenti le donne più influenti del mondo come la direttrice del Fondo Monetario Internazionale, Christine Lagarde. La mimosa è il simbolo italiano di questa giornata. Perché? Si narra che ad eleggerla a simbolo della Festa della Donna siano state, nel 1946, le esponenti del Partito Comunista Italiano Teresa Noce, Rita Montagnana e Teresa Mattei. Sarebbe stata proprio quest’ultima ad intervenire in merito suggerendo a Luigi Longo (politico ed antifascista italiano, segretario del PCI dal 1964 al 1972), che intendeva omaggiare le signore con delle violette, di cercare un fiore più povero e maggiormente diffuso nelle campagne. La mimosa, infatti, fiorisce nei primi giorni del mese di marzo. La primissima celebrazione risale al 1909 e si tenne in America. Nell’ultima domenica di febbraio (che quell’anno cadeva il 28) fu individuato il giorno nel quale si sarebbero dovute svolgere delle celebrazioni in favore del diritto di voto femminile. Mentre negli Stati Uniti continuò a tenersi l'ultima domenica di febbraio, in alcuni paesi europei come Germania, Austria, Svizzera e Danimarca, la giornata della donna si tenne per la prima volta il 19 marzo 1911su scelta del Segretariato internazionale delle donne socialiste. In Francia, invece, la manifestazione si tenne il 18 marzo 1911, data in cui cadeva il quarantennale della Comune di Parigi. Non fu però ripetuta tutti gli anni, né celebrata in tutti i paesi. In Russia si tenne per la prima volta a San Pietroburgo solo nel 1913, il 3 marzo, su iniziativa del Partito bolscevico. Le celebrazioni furono interrotte dalla Prima guerra mondiale in tutti i paesi belligeranti, finché a San Pietroburgo, l'8 marzo 1917 le donne della capitale guidarono una grande manifestazione che rivendicava la fine della guerra. Per questo motivo, e in modo da fissare un giorno comune a tutti i Paesi, il 14 giugno 1921 la Seconda conferenza internazionale delle donne comuniste, tenuta a Mosca una settimana prima dell’apertura del III congresso dell’Internazionale comunista, fissò all'8 marzo la “Giornata internazionale dell'operaia”. In Italia la Giornata internazionale della donna fu tenuta per la prima volta soltanto nel 1922, per iniziativa del Partito comunista d'Italia, che volle celebrarla il 12 marzo, in quanto prima domenica successiva all'ormai fatidico 8 marzo. È fino a questo momento che la Festa della Donna ha mantenuto un connotato politico. Dopo la Seconda Guerra Mondiale, infatti, la festa continuò ad essere celebrata ma i fatti crudi degli anni appena trascorsi avevano fatto perdere alla memoria storica le reali origini della manifestazione. Fu così che iniziarono a fioccare numerose versioni. Una su tutte quella secondo la quale l’8 marzo avrebbe ricordato la morte di centinaia di operaie nel rogo di una probabilmente inesistente fabbrica di camicie avvenuto nel 1908 a New York, facendo probabilmente confusione con una tragedia realmente verificatasi in quella città il 25 marzo 1911, l’incendio della fabbrica Triangle, nella quale morirono 146 lavoratori, in gran parte giovani donne immigrate dall'Europa. Oggi, come altre feste definite “commerciali”, ad esempio San Valentino, la Festa della Donna è diventato il giorno in cui tutti sbandierano le loro opinioni in merito ai festeggiamenti. C’è chi dice che il gentil sesso vada festeggiato ogni giorno dell’anno, i più romantici; chi, invece, giudica male la tendenza un po’ trash di uscire la sera con un gruppo di amiche per andare ad assistere a qualche improbabile spogliarello di un maschio unto peggio di una carta da frittura. Chi semplicemente la ignora ma non riesce a resistere al fascino di comprare un fascio di profumatissime mimose. Insomma, come si suol dire: “Bene o male non importa. Purché se ne parli”. Delle donne, s’intende.

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di Veronica Riefolo
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